
IL PASTICCIO – Daniele De Rossi, invece, aveva seguito il compagno direttamente in clinica alle 3 di mattina, al rientro da Reggio Emilia. Florenzi non voleva perdere tempo. Voleva passare oltre quei dubbi che hanno accompagnato il post partita e una gestione singolare dell’infortunio. L’azzurro aveva capito in campo di essersi rotto il crociato, ma negli spogliatoi la classica «prova del cassetto» aveva fatto credere allo staff medico che quel tipo di lesione potesse essere meno probabile di altre. Si temeva per il menisco, il piatto tibiale, qualcuno pensava pure al collaterale. Il medico, Riccardo Del Vescovo, si era esposto così: «La rottura del crociato non è l’ipotesi più probabile». Da Trigoria raccontano che sia stato Luciano Spalletti a spingere il medico davanti alle telecamere, scelta rischiosa in assenza di esami strumentali. E scelta che ha esposto a una brutta figura Del Vescovo, che ieri a Roma Radio ha puntualizzato: «Non sono rimasto sorpreso dagli esami, a caldo si fanno valutazioni, l’infortunio di quel tipo non era probabile, ma era possibile».
IDEA UNITED – Florenzi s’è infortunato 3’ dopo essersi spostato in attacco per l’ingresso di Rüdiger, al rientro da un altro…crociato. Il totale dice 7 ginocchia in meno di 14 mesi. L’ultima costringerà la Roma a tornare sul mercato a gennaio. Non con Maicon, non in difesa, ma con un esterno offensivo che sappia ovviare pure all’assenza di Salah causa Coppa d’Africa: il sogno è l’olandese Depay del Manchester United. Chissà se Florenzi l’ha già testato alla Playstation.










