
E l’ex prefetto della Capitale, Achille Serra, parlando a Rete Sport, è ancora più netto: «C’è una grande enfatizzazione da parte della stampa, questo agita l’animo dei tifosi». Sarà anche colpa della solita stampa «cattiva», ma una domanda nasce spontanea: perché tutto questo accade sempre e solo all’Olimpico? E non si tratta tanto degli scanner. Lo stadio romano è stato il primo in Italia in cui sono stati introdotti i tornelli d’ingresso, ma soprattutto è l’unico dove, da più di un anno, le curve sono divise da barriere. «Motivi di sicurezza», si dirà. «Così l’Olimpico diventa un lager» attacca Lorenzo Contucci, l’avvocato degli ultrà. In effetti, da quando le curve sono state trasformate in gabbie i tifosi hanno disertato lo stadio. E questo ha sicuramente ridotto il rischio di scontri. Ma non finisce qui. Perché tra le novità introdotte dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, ci sono anche quelle riguardanti i parcheggi. D’ora in poi, chi vorrà raggiungere l’Olimpico in macchina, dovrà lasciarla a Piazzale Clodio o in Viale della XVII Olimpiade. E quindi proseguire a piedi per quasi due chilometri.
«Il lavoro che stiamo cercando di fare – spiega il capo di gabinetto della Questura di Roma, Roberto Massucci – è di rendere più fruibile lo Stadio Olimpico che a volte impone delle gravi limitazioni per le persone che abitano nella zona e che non sono interessate alle partite. Noi vogliamo migliorare il flusso veicolare e adottare questi provvedimenti anche in prevenzione di una eventuale, sperando che non accasa, situazione legata a fattispecie terroristiche». Peccato che, nelle altre città, per «rendere più fruibile lo stadio», si organizzano un trasporto tramite metropolitana (come a Milano) o si potenziano altri mezzi (come a Torino). Magari si costruiscono parcheggi in prossimità dello stadio o all’interno. A Roma no. Forse si spera che i tifosi, scoraggiati, decidano di restare a casa a vedersi comodamente la partita davanti alla tv. In fondo la sicurezza è soprattutto prevenzione.









