
CRESTE E MUSINI – La scorsa stagione, con l’argentino finto nove, El Shaarawy era libero di giocare sulla fascia preferita, la sinistra, e volava sulle ali del l’entusiasmo. La sua cresta, famosa in tutto il mondo, era solo un dettaglio in un giocatore che sembrava essersi ritrovato. Adesso il sorriso anche nelle esultanze compare solo a tratti, ma in fin dei conti ci sono ancora tre competizioni e quasi un girone intero per levare il «musino», per dirla alla Spalletti, e riprendersi la Roma. L’obiettivo, stavolta, è collettivo: «Portare a casa un trofeo farebbe tutta la differenza del mondo», ha ribadito Perotti, 420’ in più di El Shaarawy giocati finora.
FISICO OK – Diego, archiviato il problema al polpaccio che gli aveva fatto saltare la gara con l’Udinese, ha detto di «stare bene. Ho avuto un edema, non un abbiamo deciso di non rischiare». El Shaarawy, invece, aveva saltato la gara col Pescara per un problema agli adduttori, anche questo alle spalle. Domenica, contro la Samp, si contenderanno la maglia accanto a Dzeko, tutti e due in rampa di lancio per il derby personale, visti i trascorsi nel Genoa. In teoria Perotti è favorito, in pratica la corsa e la capacità di occupare l’area del Faraone potrebbero rappresentare per Spalletti una carta in più. A patto, però, che Stephan torni ad avere quelle motivazioni che, un anno fa, ha messo in mostra fin dal primo giorno a Trigoria.










