
LE DIFFICOLTA’ – Tra le due sfide con il Porto e le gare di campionato con Udinese e Cagliari la Roma (ieri controlli per Totti alla caviglia sinistra, escluse complicazioni alla placca) finora ha incassato sei reti, alla media di 1,5 a gara. La scorsa stagione, nella gestione Spalletti, i gol subiti (tra campionato e Champions) furono 23 in 21 gare, con una media di 1,095 a partita. Insomma, una crescita netta (anche se statisticamente quando gli eventi sono numericamente pochi gli scostamenti sono più larghi) che poi è accompagnata da quello che in realtà preoccupa di più e cioè il senso di precarietà dell’intero reparto. Delle avvisaglie si erano avvertite già a Latina, nell’ultima «vera» amichevole prima di Oporto, quando il reparto soffrì anche contro Corvia, Paponi e Regolanti. Poi le parole di Spalletti nel post-Udinese («Dobbiamo difendere più alti, giocare in 70 metri è diverso che in 40, Vermaelen e Manolas devono accettare anche l’uno contro uno e non cercare sempre l’aiuto, altrimenti vuol dire che non siamo così forti come si dice»), la scoppola casalinga con il Porto e gli sbandamenti di Cagliari. Dove, a fine gara, lo stesso Vermaelen ammette: «Dobbiamo difendere alti, l’allenatore ci chiedere questo. Ed invece ci capita di arretrare».
TROPPI NUOVI – Insomma, la difesa in questo momento è in fase di assestamento e non è certo un punto di forza. L’aver messo dentro ben 7 giocatori nuovi (Alisson, Mario Rui, Fazio, Bruno Peres, Juan Jesus, Seck e Vermaelen) non aiuta, almeno per la ricerca immediata di sincronismi, scaglionamenti e coperture. Il reparto in casa Roma lo cura Daniele Baldini, un assistente di Spalletti che la materia la conosce molto bene e che ha già dimostrato in passato tutta la sua bravura. Baldini ci sta lavorando su fin da Pinzolo, ma il fatto che poi i giocatori siano arrivati con tempistiche e inserimenti diversi non ha certo aiutato. E poi c’è il discorso della qualità e dello stato di forma, forse la cosa che allarma di più allo stato attuale.
ASSESTAMENTI – Oggi che si giochi a 4 o a 3 la retroguardia non riesce mai a trovare stabilità e compattezza. Anche perché la coppia di centrali (Manolas-Vermaelen) deve ancora conoscersi e capirsi, con un problema per parte: Manolas sembra turbato dalla questione contratto e dall’inizio della stagione non ha ancora mai fatto una prestazione delle sue; Vermaelen è arrivato con pochi allenamenti sulle gambe e deve ancora trovare ritmo e forma. Lui deve essere il regista difensivo, ha qualità, la speranza della Roma è che si sbrighi a ritrovarsi. Gli altri due centrali nuovi, invece, non convincono in pieno, anche se per motivi diversi: Juan Jesus (che può giocare anche terzino sinistro) non ha ancora mai regalato una prova positiva, spesso in difficoltà sull’uomo e in marcatura; Fazio ha un buon piede e centimetri da sfruttare per dominare l’area di testa, ma non convince sul piano della velocità. Poi c’è il problema degli esterni: Emerson a sinistra è ancora acerbo ed allora Spalletti ci ha girato Bruno Peres, rimettendo a destra un Florenzi oramai chiaramente in difficoltà con il ruolo. L’infortunio di Mario Rui ha complicato maledettamente le cose (la coppia ideale sarebbe stata il portoghese a sinistra e Bruno Peres a destra), la soluzione può essere il ritorno di Rüdiger (ok ieri i test di forza e resistenza per la stabilità del ginocchio destro, rientro in un mese) a destra, con Peres a sinistra (in attesa della crescita di Emerson). In attesa infine di capire se Szczesny resterà il portiere titolare o si ridarà fiducia ad Alisson, la speranza è quella di trovare il prima possibile assetto e stabilità.










