
LEZIONE TATTICA – Qualcuno ha visto Callejon? Può sembrare riduttivo, ma in fondo la chiave del match è tutta qui. L’ha stravinto Spalletti, sempre vincente da romanista al San Paolo, con la seconda lezione di calcio consecutiva impartita al suo dirimpettaio: se De Boer c’era cascato portando tutta l’Inter nella meta campo giallorossa e consegnandosi al contropiede dei velocisti giallorossi, ieri Sarri non è riuscito a innescare il suo asso spagnolo. L’uomo più in forma del campionato, forse appagato dal ritorno in nazionale spagnola, improvvisamente è diventato nullo tranne un sussulto iniziale. E’ la conseguenza di una Roma «camaleonte» che ha spiazzato gli attaccanti del Napoli. La famosa difesa «a tre e mezzo» rispolverata da Spalletti, con Florenzi e Perotti larghi sulla linea dei mediani in fase di possesso ha allargato il campo giallorosso e ristretto lo spazio per lo spagnolo e Insigne: il primo non ha trovato il modo di scavalcare Juan Jesus, diligente nel rispettare i compiti assegnatigli alla vigilia («quando parte Callejon scappa subito all’indietro») , e supportato dai ripiegamenti del generoso Perotti. Dall’altra parte, quando il pallone lo gestivano gli azzurri, Florenzi è scalato a ricomporre la linea a quattro difensiva, pronto a ribaltare l’azione non appena possibile. Una posizione ibrida che ha mandato in tilt i collaudati meccanismi napoletani. E poi quel Fazio ruvido e monumentale in mezzo, che ha cancellato Gabbiadini e gli altri entrati a seguire un po’ a casaccio. Beccati due gol da Dzeko (e potevano essere cinque), Sarri ha provato a copiare il suo «maestro» Spalletti affidandosi all’attacco leggero, con Mertens e poi El Kaddouri centravanti. Ma a parte la capocciata di Koulibaly, il Napoli ha mostrato tanta confusione sul più bello e si è dovuto arrendere al secondo ko consecutivo in campionato. Della serie: lo scudetto è una chimera.
LA RIVINCITA DI EDIN – Il «bidone», se qualcuno se n’è accorto, è capocannoniere. Sette gol in otto partite per Dzeko, decisivo con l’Inter, dominante ieri e fa bene Spalletti a pungolarlo nel post-partita perché già a questo punto del campionato il bosniaco doveva essere in doppia cifra per il numero di occasioni avute. Anzi, create, perché lui c’e sempre e c’era anche l’anno scorso, ma la buttava dentro poco. Grandi meriti da spartirsi con l’instancabile Salah, il redivivo Nainggolan nonostante gli acciacchi e, in generale, con il cuore di tutta la Roma, che ora può tornare a sognare. Almeno per un po’.










