
SENZA SCELTA – Il successo della Juve, a quanto pare, nonmodifica il piano di Spalletti che, a sentirlo parlare prima di conoscere il verdetto del derby di Torino, non si è certo nascosto. Il percorso della Roma è obbligato. Come l’obiettivo. Vincere, a prescindere da quanto fa chi la precede. Conta solo il presente, cioè la sfida contro il Milan. Al resto, alla partita di sabato allo Stadium contro la Juve, penserà da domani. Quindi non divide la settimana in 2 match, affidandosi al turnover per risparmiare qualche titolare per il prossimo scontro diretto. Anche perché se i giallorossi (come i rossoneri) fanno cilecca stasera, la partita successiva non ha più lo stesso significato. In campo, dunque, i migliori a disposizione. Anche Peres ha recuperato, ma è probabile che davanti abbia spazio El Shaarawy. Totti, febbre alta, si è aggiunto a Florenzi, Paredes e Salah, forfait che di sicuro penalizzano il toscano. Non è che stia meglio Montella che ha lasciato a Milano pure Bonaventura e Bacca, gli ultimi 2 assenti che si aggiungono a Calabria e Montolivo. Non si sa quale tecnico stia messo peggio,ma va dato atto ad entrambi di non essersi lamentati. Niente alibi e questo va loro riconosciuto.
A VISO APERTO – L’ambizione di Lucio è la stessa di Vincenzino. E, nel loro stadio, vogliono lasciare il segno, come sono stati capaci di fare anche in passato. L’allenatore giallorosso cerca il 12° successo casalingo di fila in campionato (contando anche i 3 dello scorso torneo e il derby di domenica, in trasferta solo da calendario). E sarebbe anche il 150°, coppe incluse, sulla panchina della Roma. Il collega rossonero, invece, vuole il 1° da ex in serie A: all’Olimpico, con la Fiorentina, ha però messo 2 volte ko Garcia, eliminandolo sia dalla Coppa Italia che dall’Europa League. Montella, nell’unico precedente contro Spalletti, si è invece inchinato con la Sampdoria: 2 a 1, il 7 febbraio di quest’anno, decisiva la prima rete da romanista di Perotti. Il suo Milan, imbattuto da 5 partite (4 successi 1 pari), sta sorprendendo tutti. Ma la traccia è conosciuta: possesso palla e qualità. Bisogna vedere se il rivale, conoscendo bene il copione rossonero, gli lascerà l’iniziativa. Nainggolan, Perotti, Strootman e lo stesso El Shaarawy sanno comunque sfruttare le ripartenze brevi, entrando alle spalle di Dzeko che, con le sue 12 reti (su 35 del miglior attacco, da ieri con la Juve), è il solista in più di questa stagione. Lapadula, con Bacca fuori causa (e in calo: l’anno scorso 18 gol in A), ha appena iniziato il decollo: 4 reti in meno di un mese. La differenza di rendimento dei centravanti, al momento, è evidente. Come dovrebbe essere anche tra le sfidanti. La Roma è più pronta e più esperta. Ma il Milan cresce, giovane e italiano.










