
TREND POSITIVO – Garcia è stato capace di ottenere la qualificazione diretta nelle sue prime due annate. Spalletti, entrato in scena al posto del francese a metà gennaio e uscito dalla competizione agli ottavi di Champions contro il Real che poi a maggio ha alzato l’Undecima a San Siro, ha permesso alla Roma, arrivando al terzo posto in campionato dietro la Juve e il Napoli, di giocarsi comunque questa grande chance. Il playoff contro il Porto, per lui, è di fatto il primo vero esame della sua seconda avventura sulla panchina giallorossa. La promozione alla fase a gironi sarebbe il frutto della rimonta, pure se non completa (battuto il Napoli, non è poi riuscito a superarlo in classifica), nell’ultimo torneo. E anche la conferma che il gioco propositivo, svelato brillantemente già nella sua prima esperienza nella capitale, consente alla squadra di essere protagonista in Italia e in Europa. Di recitare, insomma, da big. E l’ultimo e abbondante successo, sabato all’Olimpico contro l’Udinese per il debutto in campionato, ha certamente aiutato l’allenatore nella preparazione del match di questa sera. Fisicamente e psicologicamente il gruppo ha dato garanzie.
ROTTA TRACCIATA – La Roma, per la prima volta nella sua storia, si è ritrovata in lista d’attesa, chiamata a giocarsi la qualificazione passando dai preliminari. Ma, mercoledì scorso all’Estadio do Dragao, ha subito prenotato l’accesso alla nuova edizione della Champions. L’1 a 1 di Oporto, giocando più di 50 minuti in inferiorità numerica, ha reso più agevole il percorso dei giallorossi. Che, come qualità, sono superiori agli interpreti della squadra di Espirito Santo che è pericolosa solo per la velocità di alcuni giocatori offensivi. Questo, però, non sta a significare che l’obiettivo della serata sia lo 0 a 0, cioè il punteggio che certificherebbe la promozione. Anche se il più recente 0 a 0, il 9 dicembre del 2015 contro il Bate Borisov, permise a Garcia di andare agli ottavi, bisogna ricordare che la gara contro la formazione bielorussa, nelle ultime 31 gare continentali (Europa League e Champions), è anche l’unica in cui la Roma non ha subito gol (nelle altre 30 ne ha presi 66, più di 2 a match). Meglio, dunque, fare la partita. Come all’andata e come contro l’Udinese. Senza stravolgere l’identità di squadra che, già nella stagione scorsa, ha portato risultati e gol.
POCA SCELTA – L’Olimpico si riempirà solo a metà (previsti al massimo 35.000 spettatori). Ma Spalletti, pur partendo dal pari prezioso di Oporto, sa di dover soprattutto fronteggiare l’emergenza in difesa: oltre ai convalescenti Ruediger e Mario Rui, ha perso, dopo la partita d’andata, anche Florenzi (infortunato) e Vermaelen (squalificato). Senza nemmeno Seck, il terzino mancino escluso dalla lista Uefa, ha gli uomini contati. Peres esordirà anche in Europa e con lui saranno di sicuro titolari Manolas, recuperato in extremis, e Juan Jesus che torna titolare. L’unico ballottaggio è tra Emerson, pronto per giocare ancora a sinistra, e Fazio, utilizzabile solo da centrale e quindi con il conseguente spostamento di Juan Jesus sulla fascia. Rientra De Rossi per Paredes. Perotti è la terza novità (con Fazio diventerebbero 4), nella formazione di partenza, rispetto a sabato: l’escluso sarebbe El Shaarawy. Szczesny, contro l’Udinese, si è ripreso il posto. Ma Alisson spera ancora di essere almeno il portiere di coppa.










