
DA EMPOLI – Che la Roma dovesse modificare la sua pelle è stato chiaro a tutti dalla trasferta di Empoli: una partita giocata discretamente, un avversario dominato per larghi tratti, un pari a reti inviolate contro una squadra che poi in casa ha preso 8 gol da Fiorentina e Milan. A quel punto Spalletti ha insistito su un concetto: vincere anche le partite «sporche», quelle dove il gioco viene meno, e la Roma lo ha preso (quasi) sempre in parola. Ha perso a Bergamo, contro un’Atalanta in stato di grazia, ma poi è diventata molto più concreta contro Bologna (3-0), Pescara (3-2 pur soffrendo nel finale), Lazio e Milan. In queste ultime occasioni non c’era Salah e magari l’assenza – pesante – dell’egiziano può aver contribuito a dare un po’ più di equilibrio. Una buona notizia, in vista della sua partenza per la Coppa d’Africa. La notizia ottima, invece, è il ritorno di Rüdiger, questo sì fondamentale: da quando è rientrato, il tedesco ha giocato tutte la partite di campionato, rifiatando solo con l’Astra Giurgiu, testa, gambe e polmoni della concretezza romanista.
VERSO TORINO – Una concretezza più che mai necessaria sabato sera allo Juventus Stadium: d’altronde, basti pensare all’ultima partita giocata lì dalla squadra di Spalletti. Il tecnico era alla seconda presenza in giallorosso, la Roma comunque se la giocò senza essere schiacciata, a decidere tutto la zampata del campione, che di nome fa Paulo e di cognome Dybala. Novanta minuti chiari di quello che, in questi anni, è sempre stata la Juventus, che adesso la Roma va a sfidare nel suo fortino. Bella forse no, ma determinata sì. E per Spalletti è la notizia migliore. Non può essere un caso, infatti, che lunedì abbia riempito di complimenti Dzeko per la prestazione di sostanza quando, nelle scorse settimane, anche dopo doppiette e triplette, erano arrivati più schiaffi che carezze.










