
La classifica dice Roma 29 (seconda) e Lazio 28 (quarta). La squadra di Inzaghi è sicuramente una sorpresa. Tanto che qualcuno la preferisce alla Roma nel pronostico. Spalletti accetta a metà: «Lazio favorita? Ci fa piacere, per noi è sicuramente uno stimolo, ma se loro hanno fatto tutto bene e noi tutto male e siamo davanti, seppure di poco, qualcosa stona. Io amo i miei calciatori e so che abbiamo la qualità per passare, anche se non sempre siamo riusciti a dare il cento per cento. Se giochi contro il Real Madrid è chiaro che, per vincere, devi dare qualcosa di eccezionale. Contro la Lazio, invece, dobbiamo cercare di essere noi stessi. Sarà difficile, ma abbiamo le carte in regola per portare a casa il risultato, facendo le scelte giuste nei momenti giusti. Il derby è sempre speciale, però si vince come si vincono le partite normali».
Non ci sarà Salah, ma Spalletti ha recuperato El Shaarawy: la sua presenza in campo è il dubbio più grande della vigilia. Ci saranno De Rossi e Totti (dovrebbe partire dalla panchina), unici simboli della romanità, visto che Florenzi è infortunato: «Se si riescono a vincere le emozioni, è un punto a vantaggio. Se respiri il derby tutto l’anno, però, rischi di andare in over. La romanità è uno stile di vita che ci sentiamo addosso, non abbiamo bisogno di conferme o spinte ulteriori, per noi è una seconda pelle. Sentiamo il peso di giocare con questa maglia».
A rafforzare il legame, dopo il veto della Questura all’allenamento a porte aperte al Tre Fontane, ieri a Trigoria sono arrivati 600 tifosi per sostenere la squadra. La società, con il consenso di Spalletti, li ha fatti entrare per parte dell’allenamento: applausi, cori, fumogeni e uno striscione («Lontana dagli occhi, ma non dal cuore. Voi per i tre punti, noi per l’onore!») per far sentire il supporto ai calciatori, visto che oggi, in segno di protesta contro le barriere in curva Sud, non entreranno all’Olimpico.










