Dunque: i centravanti. Ferguson più Dovbyk, come la neve a Ferragosto o il mare il giorno dell’Epifania: la Roma si tira fuori dalla crisi — perché crisi era almeno nei risultati, quattro sconfitte nelle ultime sei partite — vincendo a Lecce con i gol dei suoi due uomini più discussi. Quelli che la vulgata giudica come impresentabili ad alti livelli. Quelli di un attacco dai numeri che in casa giallorossa non si vedevano da quando c’erano ancora i due punti per vittoria, stagione 1993-94. Di un reparto che l’allenatore e la società, pur con punti di vista assai differenti, stanno provando a rinforzare ricorrendo al mercato (leggi Raspadori e Zirkzee, affari che pure si stanno complicando).
Sono tre punti pesanti, per Gasperini, che diventa il sesto allenatore di sempre a toccare quota 1000 punti in Serie A, dopo Trapattoni, Rocco, Liedholm, Allegri e Spalletti. Così si tiene il quarto posto e chiude il girone d’andata a quota 36, in linea con l’ambito traguardo Champions. Ma pesa ancor di più, questa vittoria, pensando a come la Roma si è avvicinata alla partita: solo 14 giocatori di movimento disponibili, esclusi i Primavera. Così Gasp ha rispolverato El Shaarawy tuttafascia a sinistra, «alzato» Cristante nella posizione di trequartista — mossa che è rivelata decisiva, l’azzurro è stato il migliore in campo — e in qualche modo liberato Dybala da compiti di copertura.
Gasp, oltre che dal campo, vorrebbe ricevere dalla società sul mercato, secondo il tecnico (in contrasto ormai aperto col direttore sportivo Ricky Massara) in chiaro ritardo sui rinforzi. E allora ha fatto molto rumore la scelta dell’allenatore della Roma di non parlare dopo la partita: un dribbling per aggirare il tema dei rinforzi, ma la pezza forse è stata peggiore del buco.
FONTE: Il Corriere della Sera











