
TITOLARISSIMI – Stavolta l’avversario a Marassi è la Sampdoria, che ha un presidente romanista e un attaccante che spesso con la Roma non è stato tenero: Luis Muriel. All’andata segnò un gol mostruoso, che gli valse i complimenti in campo di Totti, e in totale per 5 volte ha fatto danni alla Roma (sua vittima preferita in Serie A). Solo che la Roma non può fermarsi, per resistere al ritmo del vertice, e si deve affidare al gruppo di fedelissimi creato da Spalletti. Niente turnover, c’è lo scudetto: domenica si dovrebbe rivedere la stessa formazione che ha battuto il Cagliari.
CONFERME – Ricordando le tre partite di campionato dell’anno, vinte tutte per 1-0, in sette hanno sempre giocato titolari: Szczesny, Fazio, Bruno Peres, Emerson, Strootman, Nainggolan e Dzeko. E chi non è stato scelto, non poteva esserci per infortunio o squalifica: De Rossi e Rüdiger, ad esempio, costretti a saltare l’Udinese per cumulo di cartellini gialli; Manolas e Perotti, poi, frenati dai problemi muscolari. Chi ha preso il loro posto, da El Shaarawy a Paredes passando per Juan Jesus, per non parlare di Totti, ha sempre fatto il proprio dovere, ma nel momento in cui l’organico torna disponibile quasi in blocco, i dubbi svaniscono: spazio alla squadra uno, con la difesa a tre senza «incasinarci» come direbbe l’allenatore. Al massimo possono cambiare le posizioni di Perotti e Nainggolan, i due trequartisti di partenza, come è successo nel secondo tempo contro il Cagliari: con Perotti avanzato sulla linea di Dzeko e Nainggolan più basso, si parlerebbe di 3-5-2 e non di 3-4-2-1. Ma sono sfumature.
SOLO LORO – Aspettando il rientro di Salah dall’Africa e di Florenzi dall’infortunio, la Roma è questa. Con buona pace di Vermaelen, che doveva essere il rinforzo più importante della difesa secondo i progetti estivi, e di Mario Rui, il terzino sinistro chiesto da Spalletti per sostituire Digne. I rispettivi guai fisici li hanno allontanati dal campo, Mario Rui deve ancora debuttare in campionato mentre Vermaelen si è visto per complessivi 271 minuti. E non è un caso che Spalletti, finora, abbia utilizzato meno calciatori di tutti in Serie A: sono 20, «perché è meglio avere una rosa più corta nella quale puoi coinvolgere tutti che avere un numero largo e lasciare tanti calciatori fuori». Scelta filosofica che finora ha pagato.
CRESCITA – Ha pagato anche l’insistenza su Bruno Peres, uno degli insostituibili. Nonostante gli errori, il suo contributo sulla fascia destra è considerato determinante per la squadra. «E’ un momento bellissimo – ha detto a Sky – con questo modulo stiamo riuscendo a ottenere risultati importanti e dobbiamo continuare su questa strada. Io sicuramente posso fare di più, presto si vedrà il mio reale valore». Non si nasconde, Bruno Peres, che da ex torinista sente il duello con la Juventus: «L’obiettivo è lo scudetto. Tutti siamo uniti in questa rincorsa e tifiamo perché loro sbaglino qualche partita per poterne approfittare».










