
CARO OLIMPICO – È l’antefatto di una storia d’amore che non s’è mai consumata e che è arrivata a tanto così dal sì. La lettera e la maglia arrivano prima del viaggio a Sarajevo svelato da Galliani qualche settimana fa: «Rimasi chiuso tre giorni in hotel per portarlo al Milan». Con un particolare in più: in quell’estate lì, 2009, durante quei tre giorni lì, la penna di Galliani di cui sopra era stata usata dallo stesso Dzeko per firmare l’accordo con il Milan. Si era andati oltre la chiacchiera, insomma: accordo fatto, Silvio Berlusconi convinto all’investimento, solo che il Wolfsburg appena diventato campione di Germania all’ultimo momento cambiò idea e non se la sentì di chiudere l’affare. Fine dei giochi. E chissà che fine ha fatto quella maglia di Ronaldinho. Chissà se stasera Dzeko ripenserà a quel regalo di Galliani. Più facile che i suoi pensieri siano solo per la Roma e l’Olimpico, uno stadio che quest’anno per lui fa rima molto spesso con gol: Edin ha segnato in 6 delle 7 partite casalinghe dei giallorossi. Quando lui segna la Roma vince. È un fatto statistico, Spalletti apprezza e ricorda: «La scorsa stagione, quando Dzeko venne a chiedermi spiegazioni, gli dissi che la mia Roma la vedevo con lui in campo».
A DESTRA – E quella era un’altra squadra: meno centimetri e più giocatori alla El Shaarawy titolari. Uno di questi, Stephan, balla per una maglia proprio stasera, contro il Milan, il suo Milan. In rossonero è stato quattro anni, alla Roma è arrivato passando per l’esilio di Montecarlo. Walter Sabatini non gli ha scritto una lettera, un anno fa di questi tempi. Ma una telefonata per convincerlo la spese e a conti fatti fu un buon affare. Spalletti però non lo lancia titolare da 43 giorni, un mese e mezzo di infortuni, mezze cose e un piede invertito che «ha dato un po’ a noia» a Luciano. Stasera il Faraone può rubare a Peres un posto proprio sulla destra: invertita la fascia, chissà se la noia lascerà spazio al divertimento.










