
Sono stati cinque anni senza filtro, come piace a lui, dove a volte il fumo è stato più dell’arrosto. Ha scoperto talenti (Marquinhos) e ha preso bufale (Iturbe), ha conosciuto vittorie parziali (due secondi posti, un terzo) e sconfitte sanguinose (la finale di Coppa Italia contro la Lazio, quando Andreazzoli lasciò in panchina Pjanic, Osvaldo e Florenzi). Jim Pallotta l’ha salutato con rispetto per le plusvalenze portate e con affetto per i vizi bohémien: «Vorrei ringraziare Walter per quello che ha fatto per la Roma e quello che ho imparato da lui. Smetti di fumare, per favore!».
Sabatini lascia il posto al suo «delfino», Frederic Massara, dopo aver dato un ruolo e una prospettiva di carriera anche a Federico Balzaretti. È questa la vera domanda: quello di Massara è un incarico a termine? Oppure Sabatini ha disposto di una vera e propria eredità? La prima «Roma Usa» ha perso via via il presidente fake DiBenedetto, l’uomo dei conti Fenucci, quello del mercato Sabatini, il plenipotenziario Baldini. No, Franco Baldini c’è ancora. Ma questa è un’altra storia.










