
DA SCALARE – Diventa dura, la montagna adesso è alta da scalare e certo non siamo alla Cassazione, non siamo all’ultimo grado di giudizio. Però a oggi quello di Juan Jesus non può considerarsi un acquisto azzeccato. L’investimento è a perdere, un po’ quello che successe a parti invertite con la società nerazzurra a proposito di Dodò. Coincidenze o forse no. Coincidenze che poco contano per Spalletti, che pure gli ha dato fiducia nelle partite della svolta giallorossa: titolare con Napoli e Inter, buone prove in fascia sia contro Callejon sia contro Candreva. Sembrava la svolta pure per il brasiliano, contestato fin dal ritiro, nel mirino dal playoff contro il Porto e in molte delle partite successive. I suoi profili social sono stati più volte presi di mira dai tifosi, nella maggior parte delle occasioni peraltro in maniera eccessiva e oltre ogni regola del vivere civile. Non è andata come sperava il brasiliano. Non è andata neppure per Spalletti, che pure aveva dato il benestare al suo arrivo a Roma. Il tecnico non è riuscito fin qui a limare i difetti storici del difensore, che già ai tempi dell’Inter era spesso nel mirino della critica per il poco senso della posizione e le carenze in fase di concentrazione. C’è ancora tempo per cambiare il segno dell’annata. Ma di sicuro ora tutto è più complicato. Juan Jesus ha sprecato il jolly di un avvio di stagione con il posto da titolare assicurato, quasi obbligato. Non l’ha sfruttato, è tornato indietro. Gli servirà un triplo salto mortale per riprendersi la Roma.










