
L’AMICO RITROVATO – Chissà se a Monaco di Baviera Ancelotti ascolta soltanto chi dice «Forza Bayern» e Guardiola fa altrettanto a Manchester con chi urla «Forza City». Tant’è, dopo questo prologo lunghissimo il discorso scivola faticosamente (ma finalmente) sul Sassuolo: «Di Francesco era il mio team manager dieci anni fa, quando gli davo le formazioni lui sbirciava. Era già un uomo di calcio e studiava da allenatore. Sta facendo vedere gioco e personalità. È una squadra allenata bene. Sono tanti bravi dentro la rosa, Eusebio li ha cambiati spesso, si fida di tutti, qualsiasi formazione schiererà sarà temibile. Lo scorso anno vincere contro di loro è stato il crocevia che ha determinato che la Roma partisse». Anche stavolta questa gara rappresenta un bivio. L’obiettivo è vincere per poi concedere il bis ad Empoli ed aspettare con serenità Juventus-Napoli di domenica sera, con la consapevolezza che qualsiasi sarà il risultato finale, si guadagneranno punti ad una (se non ad entrambe) delle due rivali più temibili in campionato.
QUESTIONE DI SCELTE – Il Sassuolo è anche il pretesto per parlare di mercato. Passato, presente e futuro, visto che tra le fila degli emiliani ci sono diversi giovani del vivaio giallorosso: «Ci sono delle situazioni di cui dovrebbe parlare Sabatini – chiarisce Spalletti – Io ho scelto i titolari, poi alcuni sono voluti andare a giocare altrove per avere più continuità. Ad esempio Iago Falque al Torino. Lui voleva andare a giocare e ha passato dei pomeriggi ad allenarsi da solo per andare più forte e mettermi in difficoltà. E adesso sta facendo bene. Alcuni poi ti portano dei soldini e altri no e vanno valutate anche queste cose. Stesso discorso vale per Ljajic. Iturbe e Gerson via a gennaio? Converrete con me che se dico di sì e poi mi dovessero servire… In generale, chi rende onore alla Roma bene, altrimenti via. Fuori». A giugno, invece, e non prima (per volontà del tecnico), si discuterà del suo futuro. Che ancora non è chiaro.










