
È curioso: un anno fa Totti voleva a tutti i costi continuare a giocare, adesso sembra tentato di appendere gli scarpini al chiodo. Ha già un contratto da dirigente – con stipendio «apicale» – ma vorrebbe un ruolo operativo e non di semplice rappresentanza. È questo il problema? La frase di Spalletti è stata risposta a un’altra domanda: quella sul suo contratto, che scade a giugno. È una frase che si presta a molte interpretazioni, ma questo l’allenatore lo sa. Molti giocatori, a partire da De Rossi, gli hanno chiesto di prolungare, perché per loro è garanzia di competitività ad alto livello. Spalletti, però, non ha ancora deciso. Prima ha usato la vittoria come condizione per rinnovare, adesso non basterebbe nemmeno un triplete per legarlo alla Roma, in caso di addio di Totti. Totti che, ancora una volta, si trova chiamato in causa in una faccenda che non lo riguarda. Non può essere lui a dare a Spalletti garanzie per i margini di crescita nel futuro. Può solo dare, come ha fatto per 25 anni e 250 gol, il suo amore per la maglia. Quello per cui a molti tifosi (non più tutti) batte il cuore quando sta per entrare, anche al 90’. La Roma ha vinto 10 delle ultime 11 partite, ha segnato 28 gol e ne ha subiti 6. Però non sa chi l’allenerà nella prossima stagione, contro ogni logica di programmazione.










