
Andando a sintetizzare, alla sua squadra manca pure la cattiveria: se per misurarla l’allenatore s’affidasse ai falli fatti, non ne avrebbe dubbi. Solo 64 gli interventi irregolari dei romanisti: in serie A ne hanno commessi meno Fiorentina, Bologna e nessun altro. Come non bastasse, la Roma è anche la squadra del campionato che ha ricevuto meno cartellini gialli, soltanto 8. Almeno ne ha subito qualcuno di più – 75 – ma sempre meno di quanti non ne occorrano alle big (111 l’Empoli, 83 la Juve, 90 l’Inter avversaria oggi all’Olimpico). Insomma, qualcosa deve cambiare: «Noi dobbiamo sfruttare tutte le nostre situazioni, perché non ripassano, e ora siamo dietro in classifica». Anche dietro al Chievo, da ieri sera. Ma a agitare l’allenatore è anche altro: il ds Sabatini ha deciso di andare via. Ha pensato pure di convocare una conferenza durante la sosta, per annunciare l’idea. Poi ha fatto retromarcia, ma entro gennaio lascerà. E al tecnico l’idea piace proprio poco. Intanto cambia la squadra: negli ultimi giorni l’allenatore ha sperimentato una Roma diversa, più camaleontica di quella statica delle prime 6 giornate. Capace di passare rapidamente dalla difesa a 3 a quella a 5. Un 4-3-3 capace di allargare gli esterni e diventare un 3-5-2 con Bruno Peres e Florenzi sulle fasce, Manolas, Fazio e Jesus dietro, Strootman e Nainggolan a centrocampo e le tre punte davanti. Tra cui dovrebbe ritrovare posto Dzeko: l’unica vera punta della Roma, in fondo, resta lui. Anche se tra errori sotto porta e qualche movimento che ancora manca non si può certo dire che vada “Totti bene”.










