
LA SPORCA DOZZINA – Nella volontà di alzare l’asticella da parte dell’allenatore, c’è la consapevolezza che questo è il momento giusto. Almeno per provare a mettere in discussione le certezze juventine, radicate da cinque anni di dominio assoluto in Italia. In campo gli sta riuscendo. Paradossalmente da quando ha salutato Mohamed Salah per la Coppa d’Africa. Ora la squadra ha un attaccante in meno e un terzino in più (il brasiliano Bruno Peres) ma non incassa più gol (appena due nelle ultime sei gare di campionato). Alla lunga però non può bastare. E il discorso torna inevitabilmente sul mercato. Perché se a Udine Luciano Spalletti è stato costretto a effettuare soltanto una sostituzione (Francesco Totti per El Shaarawy) per mancanza d’interpreti in panchina, l’attaccante egiziano ritornerà soltanto a febbraio. Come Alessandro Florenzi che però avrà inevitabilmente bisogno di un periodo di rodaggio. Mario Rui insegna: da quando è ritornato a disposizione, il portoghese non è stato impiegato ancora un minuto. Potrebbe forse trovare spazio giovedì all’Olimpico negli ottavi di Coppa Italia contro la Sampdoria di Marco Giampaolo
ASPETTANDO RINFORZI – Sempre attento nell’utilizzo delle parole quando si tratta di rapportarsi con la propria società, Luciano Spalletti dice di non chiedere e di non pretendere nulla. Ma fa capire bene cosa pensa. Bocciato Charly Musonda («Ora, se non riusciamo a prendere nessuno di livello, il ragazzino non conta, dovrei fargli fare esperienza») le prossime 48 ore saranno decisive per capire il margine di manovra restante su Sofiane Feghouli che il West Ham sembra volersi tenere stretto. La prima alernativa è Jesé (più defilato Deulofeu) ma in questo caso c’è da convincere il calciatore. Luciano Spalletti è lì che attende.










