
L’argentino aveva già provveduto a straziare un paio di volte lo svedese Krafth. Al 13’ salta come un birillo anche Ferrari e regala a Salah il pallone dell’1-0 (complice Masina). Non è detto che Donadoni abbia pronta una contromisura. Infatti non ce l’ha. Al Bologna manca una luce in mezzo al campo. E non si ferma la partita per andare da un’elettricista. Viviani sembra appesantito. Nagy sempre in ritardo. La Roma fa quello che vuole, rallenta, accelera, alza il pallone, gioca basso. Solo quando De Rossi e Strootman vanno troppo alti a pressare, tra loro e la difesa i metri diventano troppi. Lì il Bologna potrebbe provarci. Se passano vanno tre contro tre. Ma non ci riescono mai. Il Bologna soffre tutto ciò che è rapido e palla a terra. Non riescono ad alzare la testa che un giallorosso ha già calciato in porta. Dzeko inizia la ripresa con un’idea fissa: vuole segnare. Ci prova almeno tre volte e ci va molto vicino. Entra Destro e lo stadio lo fischia (con il Bologna ha già castigato la Roma). Salah sale in cattedra, sbaglia contropiedi ma segna altri due gol, uno su splendido assist di Strootman, che aveva spaccato una ripartenza avversaria, uno su una respinta di Da Costa (tiro di Dzeko). Una bellezza diversa, quella della Roma di ieri. Più sottile, più cinicamente elegante, più rognosa e compatta, più maledettamente presente in ogni momento. Sono le partite più importanti. Quando è chiaro che il carattere è molto, ma molto più importante e bello di qualunque romantica o ufficiale bellezza.










