
L’idea sarebbe dunque di mandare il progetto così come approvato o non approvato o con osservazioni o con la richiesta di altri documenti dei vari dipartimenti, alla Regione. I vari dipartimenti comunali e i loro funzionari capo sono però bloccati, perché per una faccenda tanto delicata e complicata c’è bisogno di un ok della politica. Il passo successivo sarebbe quello di aspettare che la Regione dica “sì” per poi addossare a Zingaretti la “responsabilità” dell’approvazione del progetto tanto discusso e osteggiato dalla base grillina. Peccato, però, spiegano ancora, che affinché il progetto sia approvato c’è la imprescindibile necessità che venga votata una variante del piano regolatore dal consiglio comunale di Roma, a maggioranza pentastellata: «I consiglieri del movimento dovranno perciò alzare la mano e approvare una variante importante» dicono alla Pisana. «Lavarsene le mani addossando eventualmente alla Regione la responsabilità di un progetto tanto “impattante” non avrebbe perciò l’effetto sperato: perché approvare una delibera di interesse pubblico non comporta automaticamente un cambiamento del piano regolatore. Ci dovranno mettere la faccia». Intanto la Roma, che aveva già un calendario e una scansione per il progetto i cui lavori avrebbero dovuto avere inizio nei primi mesi del 2017 con l’obiettivo di giocare a Tor di Valle nel campionato di calcio 2019-2020, potrebbe ricorrere al Tar e chiedere la nomina di un commissario ad acta. Anche perché i numeri sono quello che sono: uno stadio da 52.500 posti (per arrivare anche a 60mila), delle archistar alla progettazione come Dan Meis, Daniel Libeskind e Andreas Kipar. E poi: anche tre grattacieli nei 63 ettari di verde pubblico.










