
Il documento non è ancora la pietra tombale sul progetto stadio, anche se di certo non semplifica la vita ai proponenti. Ci sono infatti delle condizioni per un parere favorevole: entro la nuova data di chiusura della conferenza dei servizi (3 marzo) dovranno essere applicate delle modifiche al progetto in modo da «assicurare adeguati livelli di sicurezza stradale, veicolare e pedonale, assicurare livelli di servizio delle infrastrutture stradali (tronchi stradali, rotatorie, intersezioni, svincoli, rampe, accessi e uscite dai parcheggi), completare la documentazione progettuale con le elaborazioni mancanti; colmare le carenze di contenuti rilevate e ridefinire il perimetro delle zone già soggette a rischio per eventi idraulici, nonché delle fasce fluviali». I proponenti, cioè il costruttore Luca Parnasi e la As Roma, ostentano una tranquillità basata su alcune convinzioni: 1) il parere è considerato un semplice atto amministrativo e non politico. La dimostrazione è che non è firmato dalla sindaca o da esponenti della giunta, ma da tecnici. Una mano tesa è infatti arrivata nella serata di ieri, con una nota pubblicata dal Campidoglio. «Sul progetto definitivo dello stadio – si legge – c’è la volontà ad andare avanti per analizzare il dossier. È stata chiesta, proprio per questo motivo, la proroga di trenta giorni. C’è una lista di temi da affrontare nel periodo di sospensione; ci sono tutti i margini per concludere positivamente»; la risposta di Civita: la conferenza di servizi valuta pareri forniti formalmente, le dichiarazioni non hanno peso né rilievo amministrativo 2) Nel documento non c’è nessun accenno alla riduzione delle cubature (leggi: le tre torri dell’archistar Liebeskind), che è il punto cardine della discussione politica sul progetto e che sarà affrontato nuovamente nei prossimi giorni in un incontro tra i proponenti, la sindaca Raggi e i suoi assessori; 3) Le prescrizioni sono considerate risolvibili e di poco conto. «La Roma e il costruttore Parnasi conservano ancora la fiducia che le istituzioni coinvolte nel processo decisionale non vorranno lasciarsi sfuggire un’opportunità che prevede un investimento destinato alla città che ammonta a oltre 1,6 mld di euro». A Boston non è ancora tempo per fasciarsi la testa. Ma bisogna lavorare intensamente per rimediare in fretta anche ad evidenti errori in fase progettazione: c’è un mese di tempo per farlo. Impresa difficile, ma non impossibile, a patto di non commettere più sbagli.










