
CHI C’ERA E CHI C’È – A Roma lo ha voluto Sabatini, al netto delle sigarette (Szczesny se ne concede qualcuna, ma mai come Walter «che fuma come ciminiera»), una persona a cui è legatissimo: «Il suo addio non è stato facile da digerire, ha dato tanto alla società. E pure Garcia». Il portiere polacco parla benissimo del francese, ma le differenze che sottolinea con Spalletti raccontano tanto, se non tutto, sul perché le cose siano finite male: «Spalletti ha portato subito disciplina nella squadra. Rudi era più un amico, una figura paterna con i giocatori. Spalletti è molto duro, pretende disciplina, tutto deve essere fatto come dice lui e riesce a ottenere i risultati. È arrivato in un momento molto difficile, quando non riuscivamo a vincere. Ha cambiato radicalmente le cose e credo sia un bravissimo allenatore».
DERBY SÌ, JUVE NO – Altre pillole sparse: «I tifosi sono fantastici, anche se non vengono allo stadio per i motivi che sappiamo giochiamo anche per loro» e poi, a proposito del derby: «Vincendoli tutti e due abbiamo dimostrato qual è la squadra più forte della città». Impossibile non chiudere sulla Juve, la grande rivale del 2016 e anche del 2017: «Abbiamo giocato bene ma siamo tornati a casa con zero punti – ammette Szczesny –. Questa è stata la cosa peggiore perché siamo una grande squadra e dobbiamo andare in quegli stadi per cercare di fare sempre risultato».










