
Nel doppio confronto con gli austriaci (ritorno a Vienna il 3 novembre) c’è in palio probabilmente il primato del girone. L’allenatore si affida a Totti «e se segnerà il 100esimo gol nessuno sara più soddisfatto di me» e metterà in campo altri cinque giocatori partiti fuori a Napoli: Alisson in porta, Emerson a sinistra, Gerson a centrocampo, Iturbe ed El Shaarawy ai lati di Totti. Nainggolan sta meglio e gioca, Strootman recupera per la panchina, Manolas non al top va in ballottaggio con Fazio e Juan Jesus per due posti su tre. L’emergenza la dimostrano i due baby che siederanno accanto al tecnico: Marchizza e Grossi, mentre Seck è ko. Dopo che dal ritiro della nazionale polacca Szczesny aveva ironizzato sulla sua panchina con l’Astra Giurgiu («non ho giocato perché era una partita vinta prima di giocarla», ieri Spalletti non ha voluto infierire e si è limitato a ufficializzare la presenza del portiere brasiliano. E quella di Gerson, già nell’aria da giorni a Trigoria: «Ha velocità di piede e pensiero – l’analisi di Spalletti – mentre non è rapidissimo come gambe. Se gioca da intermedio ha più spazio e potrei portarlo ancora più indietro tra i mediani: li ha la possibilità di usare tutte le sue qualità».
Un altro «panchinaro» chiamato a mettersi in mostra è El Shaarawy, che si motiva da solo nel momento in cui potrà sfruttare l’assenza dell‘infortunato Perotti: «Devo cercare di essere un po’ più decisivo nelle azioni che creo e di migliorare il sinistro. E’ normale che ci sia competizione in una squadra cosi forte». Oltre alle prove dei singoli, la Roma in generale a dover dimostrare di essere grande anche contro le «piccole». Basta «menti malate», Spalletti lo ricorda ai suoi: «Se hai fatto una buona vittoria e ti senti appagato vuol dire che non hai carattere. Sono convinto che faremo una buona prestazione, da qualche partita facciamo vedere più equilibrio, c’e una crescita di collaborazione in tutta la squadra. Ma bisogna essere più bravi a sfruttare quello che passa il momento, non aspettare che accada. A Napoli potevamo farlo meglio». Il perfezionismo del toscano per curare la mollezza della Roma.










