
DETTAGLI – Certo, occorreranno altre riprove perché l’avversario è così senza qualità da non essere molto attendibile, senza contare che il modesto arbitro Aghayev ci mette del suo, non sentendosela di espellere Totti al 34’ del primo tempo per un brutto fallo da dietro ai danni di Teixeira, e non vedendo una spinta di Iturbe in occasione del raddoppio di Fazio, al suo primo gol giallorosso. Ma tutto finisce per essere giustamente un dettaglio, perché i bassi ritmi e la rassegnazione dell’Astra, soprattutto nella ripresa, anabolizza la prova di una Roma senza Dzeko.
SALAH CENTRAVANTI – Nello schieramento di partenza, infatti, tocca a Salah fungere da finto centravanti, alternandosi nella posizione con Iturbe, con Perotti a lavoro sulla fascia sinistra e Totti pronto a innescare tutti. Tocca così a Strootman e Paredes presidiare la mediana, mentre con Juan Jesus terzino Bruno Peres si sente più libero di attaccare. L’Astra sceglie una tenera di difesa a cinque, lasciando tre centrocampisti a presidiare i sedici metri e con Texeira pronto a salire per affiancare l’isolatissimo Alibec, ex Inter e Bologna. Il paradosso però è dietro l’angolo, visto che la prima palla gol è proprio per i romeni, con Nicoara che si presenta solo davanti ad Alisson, bravo a salvare due volte con l’aiuto di Juan Jesus. È il 5’ e da quel momento comincia la grandinata giallorossa, propiziata spesso dai grossolani errori tecnici degli ospiti. Così al 15’, su punizione di Totti, Lung esce male, Strootman anticipa Lazic e segna. Con i giallorossi sempre sulla trequarti avversaria, il raddoppio è sempre nell’aria e così – una volta che l’arbitro al 30’ salva il capitano dal “rosso” – è proprio il numero 10 prima a mettere di tacco Salah solo davanti a Lung (che salva) e poi a battere il calcio piazzato che il portiere devia sulla traversa, anche se sulla ribattuta (al netto del fallo di Iturbe) è Fazio a intervenire per primo. È il 46’ e la partita – che si chiuderà col possesso palla giallorosso del 74% – può dirsi già conclusa.
GOFFAGGINE – La ripresa infatti di calcistico ha assai poco, tanto più che dopo dieci minuti il poker è già servito, perché al 3’ va in scena la beffarda autorete di Fabricio su cross di Perotti e dopo altri sette minuti la conclusione vincente di Salah servito, manco a dirlo, dal solito Totti. Non vale neppure la pena di segnalare il rigore non concesso per un goffo fallo commesso da Geraldo sul subentrato Nainggolan al 17’, come le occasioni sciupate per un soffio da Paredes e Florenzi.
TENEREZZA ITURBE – Ciò che resta nella memoria è solo la battaglia di Iturbe con se stesso, alla disperata ricerca di un gol che ridia un senso alla sua parabola calcistica. La gente tutto sommato, fra applausi e sberleffi, lo sostiene, ma neppure quando Totti lo lancia da solo davanti al portiere riesce a segnare. È il 42’ e a quel punto è davvero troppo tardi, perché i romeni – pur rimasti in dieci per l’infortunio del subentrato Niculae – non possono regalare ulteriormente. Anzi, al 36’ era stato bravo ancora una volta Alisson a stoppare Alibec lanciato a rete da solo, ma l’Astra – che davvero non si capisce come abbia fatto al preliminare ad eliminare il West Ham – stavolta non merita neppure il gol della bandiera. La gloria, infatti, resta solo alla Roma. Puro carburante in vista dell’attesa sfida di domenica ad un Inter indecifrabile.










