
LA MAGIA – Ma vagamente si sarà reso conto che, nonostante l’età, viene ancora trattato come un numero uno? In genere, quando nel calcio si superano i trenta, comincia la discesa. Ma qui la discesa non comincia mai, almeno a livello mediatico. Totti tira sempre, è sempre di moda. Chissà perché. Ma guai a dire che Totti è la Roma, qualcuno si potrebbe offendere o impermalosire. Totti ci ha raccontato con i piedi i colori del calcio, e con la sua semplicità di eterno ragazzo la bellezza della vita, fatta di una famiglia numerosa e di una moglie che non fa solo la moglie ma sta studiando per diventare la Totti del mondo dello spettacolo. Trapattoni, dopo aver letto l’intervista di Ilary alla Gazzetta, ha detto che «le mogli devono fare le mogli». Ma la signora Totti non è una moglie, è Ilary, quella della tv. E’ un corpo a parte e un pensiero a parte. Moglie è poco, perché Totti non lo è. Totti non fa una vita normale, non vive un compleanno normale, non ha una moglie normale e stasera non festeggerà all’osteria con quattro amici, ma si divertirà con 300 invitati al Castello di Tor Crescenza tra caviale e champagne, sperando che nessuno gli rovini la festa. Auguri, vecchio e ricordati di quando andavi al Corallo o al Belsito di Ostia e ti facevi una Coca Cola sotto l’ombrellone. Erano i primi anni di notorietà, nascosto tra la gente e la timidezza. Poi è nato il mondo di Totti, ed è finita la normalità, senza che ci si potesse fare nulla. Niente passeggiate a via del Corso, Roma solo Roma, Roma e basta, quella giallorossa. E quella Roma è stata la sua vita: si sono trovati, piaciuti e scelti per sempre. Anche se l’ultimo anno che fatica, mamma mia. E pure oggi, mamma dopo quelle parole di Ilary. Non si finisce più, mai un secondo di normalità. Andare all’allenamento e ritrovarsi l’allenatore ingrugnito per quelle parole della Blasi, non se ne esce. Con Totti non si vince niente, ha condizionato tutti e rovinato l’ottanta per cento dei calciatori passati dalle parti di Trigoria. Questo si va dicendo da più parti. Non ci pensi per un giorno, i quaranta sono i quaranta. Si passa dagli “enta” agli “anta”. Poi si ricambia con i cento. Auguri, vecchio. Gli altri sono peggiorati, più grigi, lui è oggi uno splendido quarantenne (cit).










