
La Roma, però, è «costretta» a segnare tantissimo, perché è priva di una fase difensiva degna di questo nome. Ogni volta che la squadra perde palla non ci sono coperture. I difensori si posizionano a caso, soprattutto i terzini (ieri, nella ripresa, disastroso Peres e terrificante Palmieri) e si finisce per giocare alla roulette russa. Prima del gol del 2-1, dell’albanese Memushaj, il Pescara era andato vicino al gol due volte (bravissimo Szczesny), e il 3-1 di Perotti (rigore conquistato e tirato con la solita perizia) è durato tre minuti. Il gol dell’ex Caprari ha fatto vivere malissimo l’ultimo quarto d’ora a tutto l’Olimpico. Spalletti dovrà lavorare moltissimo sulla fase difensiva e, magari, limitare gli esperimenti e migliorare le sostituzioni. Ieri ha fatto debuttare Gerson dal primo minuto, nel ruolo dove sta cercando di impostarlo: centrocampista centrale del 4-2-3-1. La prestazione è stata inquietante, se si pensa quanto manca al brasiliano per poter giocare nel nostro campionato. Il cambio di De Rossi (400 in A) con Nainggolan e non proprio con Gerson resta un mistero. Il Pescara ha sempre lo stesso problema: è un peso leggero iscritto a un torneo di pesi massimi. Non gioca male, ma così salvarsi sarà un’impresa. Chiusura con l’uomo del giorno, Edin Dzeko: «È stata una vittoria più faticosa di quello che sembrava: abbiamo cominciato bene, ma forse ci siamo rilassati un po’ sul 2-0. Dobbiamo migliorare perché se giocheremo come oggi il derby non lo vinceremo. Il derby è un’altra storia». Sintesi perfetta.










