
TREND DI GARANZIA – Non è certo la novità dell’ultimo weekend che la Roma in trasferta vada meglio che in casa. Basta guardare il raccolto: 28 punti su 53 li ha conquistati nelle 13 partite giocate lontano dall’Olimpico (8 vittorie, 4 pareggi e 1 ko). Il rendimento nelle 14 gare giocate davanti al proprio pubblico è inferiore: 25 punti (8 successi, 5 sconfitte e 1 pari). Di Francesco, del resto, ha sempre ammesso che la sua squadra è più efficace quando si mette in viaggio. Semplicemente perché gli avversari lasciano più spazi. Al San Paolo, però, è stato evidente quanto il sistema di gioco possa incidere sulla compattezza della squadra. Il 4-1-4-1 che spesso si è trasformato nel 4-5-1 ha dato sicurezza e al tempo stesso coraggio agli interpreti. L’esame è stato autentico perché contro il Napoli, capace di palleggiare in velocità e con insistenza. Baricentro basso, linee vicinissime, verticalizzazioni improvvise e pressing solo nella propria metà campo: l’assetto ha tenuto e soprattutto prodotto. Perché solo i giallorossi hanno segnato 4 gol a Reina in 27 partite di campionato. Solo il City, in Champions. E nessuna italiana è arrivata a 3. L’allenatore, fuori casa, ha spesso usato questo accorgimento, passando in fase difensiva dal 4-3-3 al 4-1-4-1, con De Rossi o Strootman a schermare il reparto arretrato. Alisson, sabato sera, ha incassato 2 reti e compiuto diverse parate, ma al momento ha preso più gol all’Olimpico (15) che in trasferta (7). E lo scarto di 8 fa riflettere (quelli segnati sono gli stessi, dentro e fuori: 22).
FIDUCIA RECIPROCA – Di Francesco, nella serata chic al San Paolo, ha ritrovato Nainggolan e Dzeko, protagonisti assoluti nella stagione scorsa. Sono stati sul mercato nella finestra invernale. E, come ha ammesso proprio il centravanti, hanno faticato a riprendersi, subendo anche critiche eccessive e subdole. Il tecnico, però, non li ha mai abbandonati o scaricati. Dzeko ha giocato 35 partite su 35 (32 da titolare). Lui e Nainggolan sono riemersi proprio con il 4-1-4-1 a conferma che il segreto del loro exploit con Spalletti non è stato il 4-2-3-1. Che l’allenatore potrà pure riproporre, in partenza o in corsa. Ai giocatori, comunque, ha spiegato, nei colloqui avuti dopo i 2 ko di fila contro lo Shakhtar e il Milan, quanto conti l’atteggiamento. Se lavorano di squadra, cioè collaborando e sacrificandosi, si fatica meno. Sia con la testa che con le gambe. E la prestazione non è mai parziale, come è accaduto in 9 match, ma completa. Sale l’attenzione in campo. E la Roma in classifica.










