
ZANIOLO VERSO IL DEBUTTO – Di Francesco, da debuttante, ha lasciato subito la sua traccia in Champions (semifinale e 13mo nel ranking che è la miglior posizione di sempre). Dove l’anno scorso ha fatto meglio che in serie A: finì davanti al Chelsea di Conte e spedì l’Atletico Madrid in Europa League. Adesso è come se ripartisse da zero: Monchi gli ha ribaltato la rosa. Più giovani e meno senatori. In Europa, nell’edizione passata, Alisson, Nainggolan e Strootman fecero la differenza insieme ad altri big come Manolas e Dzeko che comunque sono rimasti. Il passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova generazione non può essere istantaneo. Almeno nel calcio. Di qui le difficoltà. Da superare in fretta. Con scelte chiare e mirate. Con quel 4-3-3 che è lo spartito meglio conosciuto dal tecnico e dal gruppo, a prescindere dalle caratteristiche dei nuovi arrivati che prima o poi completeranno il processo di adattamento e integrazione. L’allenatore, nell’esame di Madrid, non si affiderà solo all’esperienza. E’ vero che a centrocampo si prepara a spostare Nzonzi nel ruolo di mezzala per farlo convivere con De Rossi. Spazio a chi sta meglio, mentalmente e fisicamente. Così conferma per Under che, escluso Dzeko, ha più minuti dei compagni d’attacco, avendo giocato pure i 2 match con la Turchia ed essendo stato titolare domenica scorsa per un tempo e mezzo. Rientrano Fazio e De Rossi: in partenza, quindi, solo 2 novità. E la solita tentazione: Zaniolo rischia di cominciare il suo percorso dalla Champions, sfidando Pellegrini e piazzandosi davanti di Cristante.
STRAPOTERE – La Roma è alla sua partecipazione numero 12 nell’unica coppa che conta. Il Real ne ha 49. Pesano il fatturato e la storia. Ramos, nel maggio scorso a Kiev dopo la finale contro il Liverpool, ha nuovamente alzato il trofeo più prestigioso: il 13° madridista. Il Real ha vinto 4 delle ultime 5 Champions e, da 8 stagioni, arriva almeno in semifinale. Stasera gli assenti sono CR7 e anche Zidane capace del tris (di fila) prima di dire addio. Ma chi è ancora qui resta comunque galactico. Non c’è da ricordarlo a Di Francesco. Che è presente. A se stesso.










