
ARRESTATI — Anche gli interrogatori di convalida degli arresti dei tre ultrà dell’Inter finiti nel carcere di San Vittore per rissa, lesioni e lancio di razzi hanno dato risultati importanti. Francesco Baj e Simone Tira, entrambi 31enni, hanno rilasciato dichiarazioni spontanee («C’eravamo ma non siamo entrati in contatto con i tifosi napoletani», il succo delle loro parole); mentre Luca Da Ros, 21 anni, ha risposto a tutte le domande del gip Guido Salvini, che non ha ancora convalidato gli arresti e si pronuncerà soltanto oggi. Da Ros ha raccontato con estrema precisione tutto quello che è successo mercoledì sera, indicando anche in 4 capi ultrà della Curva Nord, uno dei Boys San, due degli Irriducibili e uno dei Viking, i mandanti dell’agguato ai napoletani definito «squadrista» dal questore Marcello Cardona. Gran parte degli ultrà interisti (in totale 100-150) si sarebbe trovata in un pub in zona Fiera, poi a bordo di 15-20 macchine sarebbe andata nel parchetto di via Zoia dove sono arrivati gli altri tifosi, sono stati recuperati due sacchi con le armi (bastoni, martelli, roncole, razzi, fumogeni) e da dove alle 19.20 è partito l’assalto di via Novara, lo stradone che dalla Tangenziale Ovest porta direttamente allo stadio Meazza.
LEADER — In Questura si è poi presentato spontaneamente uno dei capi ultrà indicato da Da Ros come organizzatore dell’assalto ai minibus nemici. Marco Piovella, 33 anni, detto il Rosso, lighting designer, interrogato come persona informata sui fatti, in serata è tornato a casa ed è indagato a piede libero: «Ha fatto delle dichiarazioni — ha spiegato il suo avvocato, Mirko Perlino — e ha semplicemente ammesso di aver partecipato agli scontri. Punto. Non è né l’organizzatore né tutto quello che è stato detto». Non è stato fermato, però non è escluso che nei suoi confronti possano essere chieste delle misure cautelari. «Stiamo aspettando le decisioni del giudice. Non ha fatto altri nomi, adesso vediamo che cosa succederà










