
Distrutta dalla Fiorentina in Coppa Italia, aggressiva, compatta, determinata contro Milan, Chievo e Porto, di nuovo messa sotto dal Bologna: l’ennesimo saliscendi inspiegabile della stagione che conferma un difetto a cui Di Francesco non sa come rimediare. Il turnover poteva essere l’arma per scongiurarlo, ma come dice l’allenatore la «scelta» è stata un’altra. Ed è dettata da una valutazione ormai chiara della rosa: l’abruzzese si fida di Olsen più 15 giocatori di movimento. Tanti sono quelli che hanno giocato almeno 1000 minuti in stagione, più Karsdorp fermo a 543’ ma ora rientrato tra i potenziali titolari. E siccome lunedì lui, Schick e Under erano fuori per infortunio, Di Francesco è stato costretto a confermare nove undicesimi della formazione anti-Porto, che sarebbero stati probabilmente dieci senza i problemi accusati da El Shaarawy. Se a destra il ballottaggio Florenzi-Karsdorp era reale prima dell’infortunio dell’olandese, Kolarov è rimasta l’unica opzione a sinistra e infatti è il giallorosso con più minuti accumulati in stagione – 2637 – portiere compreso, oltre ad essere il vice-capocannoniere della squadra insieme al «Faraone» con 8 gol.
Luca Pellegrini è andato a Cagliari, Santon non si vede più tra i titolari, al centro giocano sempre Manolas e Fazio quando stanno bene. L’argentino va in campo a prescindere nonostante prestazioni quasi sempre piene di errori, il greco è l’unico difensore di livello, mentre Juan Jesus è reduce da un infortunio ma non ha mai convinto del tutto Di Francesco, per non parlare di Marcano. A centrocampo gli uomini utilizzati si sono ridotti a cinque e fra questi c’è un De Rossi rientrato dopo tre mesi e che a ogni allenamento incrocia le dita per la tenuta del ginocchio. Tocca quindi a Nzonzi, Cristante, Pellegrini più Zaniolo che nelle ultime partite si è dovuto spostare in attacco. Coric è stato bocciato sin dall’inizio e non ha mai guadagnato fiducia (2 presenze e 45′ in tutto), Pastore è scomparso dopo Firenze e troppi infortuni. E l’allenatore che non sa valorizzarli? O non sono pronti i giocatori? Il dibattito è aperto. Pure in attacco non si vive d’abbondanza dopo gli infortuni di Schick e Under. Perotti da oltre un anno è una presenza virtuale, Kluivert un giovane che deve imparare tanto, così Dzeko ed El Shaarawy si ritrovano a fare gli straordinari. Una Roma che si riscopre più «corta» di quanto pensasse. E deve rincorrere la Champions.










