
ARRIVO – E’ già inverno nella capitale della Mitteleuropa, dove l’aeroporto ti accoglie con il sottofondo del classico valzer di Johann Strauss e i negozi vendono ovunque gadget di Mozart. A Vienna, ancora prima di scegliere se tifare Austria o Rapid, i bambini si appassionano alla musica del Sette-Ottocento. Ma con il pallone si divertono, maschi e femmine, anche davanti ai cancelli dello stadio mentre aspettano l’arrivo della Roma. Ha smesso di piovere quando Spalletti manda in campo la squadra per l’allenamento di rifinitura, nel tardo pomeriggio, ma il vento che arriva dal Danubio, che scorre a poche centinaia di metri dallo stadio e dal parco omonimo, obbliga i calciatori a coprirsi dal freddo con cappelli e scaldacollo. Stasera, per il calcio d’inizio, la temperatura prevista sarà inferiore ai 5 gradi.
SITUAZIONE – Non si annuncia insomma una scampagnata, al Prater, dove l’Austria Vienna giocherà fino al 2018 in attesa che lo stadio di proprietà venga ristrutturato. L’allenatore Thorsten Fink firmerebbe per un pareggio, che prolungherebbe la sua imbattibilità europea a sette partite, ma la Roma non è nelle condizioni di effettuare calcoli, nonostante le tante assenze e gli acciacchi di alcuni di quelli che sono partiti (Fazio, Perotti, Strootman). Vincere la partita, oltre a cancellare lo smacco dell’andata, significherebbe archiviare quasi definitivamente il discorso qualificazione e portarsi in vantaggio nella corsa al primo posto, che apre spiragli interessanti sul sentiero della seconda fase di Euroleague: nel sorteggio dei sedicesimi, le prime dei vari gruppi non si incontreranno tra loro ed eviteranno le quattro migliori terze (per ranking) retrocesse dalla Champions.
DETERMINAZIONE – Sono quindi in ballo soldi, prestigio e gestione di risorse: è decisamente meglio andare in Romania, all’ultima giornata, con la certezza del proprio piazzamento, per lasciare a riposo i giocatori più stanchi. Dopo i sorrisi mancati di Firenze, Borisov, Leverkusen, Barcellona, Madrid, Oporto e Plzen, un exploit a Vienna rappresenterebbe una svolta internazionale per la Roma, che con la proprietà americana in cinque anni ha vinto soltanto 4 partite su 25 nelle coppe europee. E’ ora di alzare la media voto, prima di ripresentarsi al corso di laurea della Champions League.










