
Quadro simile a quello di Strootman, col quale i dirigenti sono da tempo d’accordo per estendere il contratto che scade a giugno 2018. Se alla base non ci fosse un rapporto molto solido, rafforzato durante i due anni di calvario vissuti dall’olandese, sarebbe la classica situazione di mercato in cui potrebbero inserirsi i grandi club per strappare il giocatore alla Roma. Ma Strootman è uomo di parola e a Trigoria si sentono al riparo da spiacevoli sorprese. I residui problemi da risolvere sono di natura economica: la nuova società di procuratori a cui si è affidato Kevin ha presentato richieste inizialmente troppo alte, ma piano piano la distanza tra domanda e offerta si sta assottigliando e non è lontana un’intesa su uno stipendio da circa 4 milioni netti, inclusi i premi.
Detto che Totti si prenderà altro tempo prima di decidere se continuare a giocare un anno o iniziare a luglio la carriera da dirigente, sulla carta i casi da risolvere dopo De Rossi e Strootman sarebbero quelli di Nainggolan, Manolas e Paredes, tutti e tre scontenti delle attuali condizioni. Ma essendo potenzialmente uomini-mercato, la Roma ha deciso di rinviare le discussioni con i rispettivi agenti solo quando sarà chiaro se resteranno a Trigoria. Le proiezioni danno Manolas e Paredes in partenza, rispettivamente verso Inter e Juventus, e Nainggolan confermato, con l’aggiunta del probabile neo acquisto Kessie e del rientrante Pellegrini, ma da luglio in poi tutto può cambiare. In prospettiva, si dovrà iniziare a parlare anche con Salah, il cui accordo termina nel 2019: Momo si trova alla grande nella Capitale e sarà ben felice di sedersi a discutere con la Roma il rinnovo quando i tempi saranno maturi. Giocatori a parte, la priorità assoluta resta Spalletti, che sta pensando di lasciare Trigoria e non scioglierà le riserve prima di maggio. Un modo per capire anche cosa gli offre il mercato. La Roma ha deciso di aspettarlo e cambierà allenatore solo se sarà costretta, come accadde nel 2012 dopo le dimissioni di Luis Enrique.










