
GESTI D’AMORE – L’unico vero neo di quest’anno – al netto di qualche partita giocate non benissimo – è l’espulsione contro il Porto, che gli è costata tre giornate di squalifica. Un gesto (non solo quello ovviamente) che ha compromesso la qualificazione alla fase a girone di Champions. Un momento di follia, che poi via via ha cancellato con le prestazioni e con i gesti romanisti. Sono tanti quelli tornati ad apprezzare la famosa vena che scappa dal corpo quando la Roma fa gol. Tanti (anche qui, non tutti) si sono esaltati anche quando ha dato dei «pezzi di m…» ai tifosi (della Tevere) dopo il gol di Dzeko all’Inter. Come a dire: non avevate capito niente di Edin, voi che lo insultavate. Daniele è così, a volte esagera, nel bene e nel male. Lo fa per amore, si dice. Il ragazzino oggi ha superato le 500 presenze con la maglia giallorossa. Straordinario anche il percorso in Nazionale, al di là del Mondiale vinto nel 2006: con 110 partite e 19 gol è il giocatore della Roma che conta più presenze e gol in azzurro.
AL CENTRO DEL FUTURO – De Rossi è tornato centrale, in tutti i sensi, sia per come sta giocando sia per come continua a esprimere il suo romanismo. L’ultima occasione, quando ha chiesto urbi et orbi il rinnovo di Spalletti. Messaggio lanciato non tanto alla società quanto al tecnico, che in questa fase ha più di un dubbio. Gli stessi che ha avuto Daniele in un passato non troppo lontano (vedi estate 2013). E chi meglio di lui può convincere Lucio a restare? A Trigoria oggi filtra un po’ di pessimismo, anche se la partita con Spalletti non è chiusa. Ma al di là di questo, Daniele nella Roma del prossimo futuro ci sarà, ne è convinto e ha aperto timidamente il dialogo. «Voglio concentrarmi sull’attualità. Ho fatto così da inizio anno, ed è la migliore soluzione per restare attaccati a questa realtà. La cosa importante non è ancora l’anno prossimo. Adesso testa al Crotone. Per me è fondamentale stare in condizioni fisiche buone. La mia carriera è appagante, anche se non ricca di trofei. Il contratto non è un assillo, poi penso che la società mi chiamerà prima o poi. Vedremo quale sarà la loro idee e la mia testa al momento. Ma non ci penso in maniera ossessiva». Ciò che sarà sempre ossessivo per Daniele è il «rimpianto di poter donare alla Roma una sola carriera».










