
Non c’è da meravigliarsi, ad onor del vero, sono simboli della nostra storia. Da Rea Silvia ad Acca Larentia; dal colera alla peste bubbonica che periodicamente hanno decimato l’ex città eterna. Alcuni possono essere definiti fiancheggiatori emeriti del CDRPS. Su tutti, un professore che accusa la dirigenza della Roma di collusione con la mafia, salvo poi ammettere di avere la possibilità di contattare l’ISIS ed un archistar che parla di un progetto dimostrando di non conoscerlo e tacendo dei rilievi da cinque milioni di euro di danno erariale che riguardano una sua creatura.
Presidente ad honorem una solerte funzionaria statale che, novella bella addormentata nel bosco, si sveglia dopo quattro anni dalla chiusura dell’ippodromo (solo tre e mezzo dalla presentazione del progetto) per scoprire che una tribuna decrepita e piena di amianto, necessita di un iter per decretarne un vincolo da estendere anche al sedime (la terra concimata in modo naturale dai cavalli che vi correvano). Certo, ha dato una prova di solerzia della bistrattata burocrazia italica.
In appena quindici giorni ha dato seguito ad una sollecitazione proveniente da una nota associazione privata. Sono sicuro che le parentele non c’entrino assolutamente nulla, ma sono altrettanto certo che ormai la strada non possa che essere quella giudiziaria. Dimenticavo. Toro annientato in una partita senza storia.










