La Roma continua la scalata verso la parte più alta della classifica anche se stavolta la vittoria (la quarta consecutiva, non succedeva dal 2020, c’era Fonseca) è arrivata in capo ad una partita complicatissima, dopo un primo tempo chiuso in svantaggio e contro un Como che non ha mollato niente, neanche sul 2-1 ed in inferiorità numerica, a conferma di uno stato di grazia indotto dal suo bravissimo allenatore, Fabregas, ieri in tribuna per la squalifica.
Migliora la classifica della Roma, ma non è ancora il caso di guardarla, o almeno non oggi, non prima di aver giocato i prossimi tre confronti, con Empoli, Cagliari e Lecce, e di sicuro perché non è ancora il momento di fermarsi a riflettere vista l’imminenza della sfida di Europa League di giovedì all’Olimpico con l’Athletic Club, in versione sontuosa sabato sera in trasferta contro l’Atletico Madrid (sconfitta di misura, tre pali a negare il pareggio).
Fabregas deve essere comunque soddisfatto anche se un allenatore non può mai esserlo dopo una sconfitta. Oggi contro un Como così non è facile giocare per nessuno. E la preparazione psicofisica e tattica di questi ragazzi si è vista una volta di più contro la Roma perché lo studio dell’avversario nella settimana di preparazione della partita (sette giorni tra la sfida vincente col Napoli e questa) ha portato il tecnico spagnolo (in panchina al suo posto c’era l’assistente Guindos a dare le indicazioni) a variare l’assetto tattico e a ridipingere la squadra con un 3421 piuttosto chiaro, praticamente a specchio, con Smolcic, Goldaniga e Kempf in difesa, Strefezza (un attaccante) e Valle (un terzino) esterni di fascia, Da Cunha e Perrone in mediana, il francese Caqueret sulla trequarti con Diao e davanti Nico Paz, che poi davanti per modo di dire visto che lo spagnolo naturalizzato argentino (suggestivo il confronto a distanza intergenerazionale con Dybala) si è abbassato quasi sempre a far cominciare l’azione più che restar fermo là davanti ad aspettare i suggerimenti.
Ranieri non è sembrato sorpreso. A fine partita ha detto che il Como anche altre volte ha giocato con l’attaccante di fascia più basso in fase di non possesso, ma Fabregas ha confermato di aver giocato in maniera diversa proprio per prendere di sorpresa la Roma in uno spazio solitamente sgombro davanti ai quinti. Ieri la Roma è apparsa un po’ più stanca e statica, probabilmente per via della bella preparazione tattica degli avversari che hanno chiuso ogni corridoio o magari per la forma non brillantissima di alcuni interpreti nel primo tempo. Ranieri aveva scelto quella che si può ritenere la formazione titolare, con Hummels in panchina e Celik a comporre il trio di difesa con Mancini e Ndicka, Koné e Paredes a centrocampo, Angeliño esterno a sinistra pronto all’occorrenza a fare il terzino per far alzare magari di più a destra Soulé, preferito inizialmente a Saelemaekers solo per le non perfette condizioni del belga, con Pellegrini e Dybala alle spalle di Shomurodov, e Dovbyk appena recuperato a scaldarsi in panchina, in attesa di essere decisivo nel secondo tempo.
Eldor stavolta è sembrato solo generoso, il livello tecnico è stato al di sotto delle aspettative ed è stato inevitabile sostituirlo all’intervallo con l’ucraino. Non proprio a suo agio nel ruolo a tutta fascia neanche Soulé, al netto di un bellissimo dribbling poi non sfruttato dai compagni. Ma Saelemaekers sa garantire qualche opzione in più e si è visto quando è entrato. Koné e soprattutto Paredes hanno girato a vuoto senza trovare mai lo spiraglio giusto per innescare gli attaccanti e Pellegrini e Dybala non hanno avuto mai gli spazi necessari per le giocate solitamente decisive.
In cronaca c’è poca traccia sul taccuino nei primi quarantacinque minuti. Lo stallo tattico ha prodotto anche uno stallo tecnico. Prima del gol di Da Cunha c’è stato un tentativo del Como su calcio d’angolo molto elaborato, con deviazione di testa finale di Kempf sull’uscita maldestra di Svilar che aveva evidentemente chiamato la palla a Ndicka che infatti aveva rinunciato a staccare e per poco non si è concretizzata la frittata, poi c’è stato un tentativo di dribbling in area del Como di Dybala, fermato in maniera un po’ spiccia da Goldaniga, ma non in maniera tanto fallosa da essere sanzionata con il rigore, poi c’è stato un assist di Soulé per Dybala che aveva tentato una deviazione di destro al volo assorbita facilmente da Butez e un bellissimo lancio centrale di Pellegrini per Shomurodov che in corsa non era riuscito a trovare il modo di addomesticare il passaggio nel corridoio che gli si era aperto davanti.
E alla fine è arrivato il vantaggio del Como, con la Roma che si è un po’ aperta e sbilanciata come non piace a Ranieri. Mancini dirà a fine partita che a volte escono in pressione alta e in marcatura individuale e non sempre però in questo modo si sentono a proprio agio. Nell’occasione, per esempio, a un minuto dalla fine del primo tempo, su un fallo laterale guadagnato dal Como, prima Celik ha vinto un primo contrasto in scivolata, sul secondo è arrivato tardi, Mancini è stato costretto a scappare all’indietro quasi da solo proprio mentre Ndicka faceva uno strano movimento a salire per accorciare (inutilmente) su Nico Paz: ad ingannare poi Mancini è stata la corsa prima dritta e all’improvviso deviata da Da Cunha proprio nell’istante in cui Perrone è riuscito a servire il compagno, tagliando fuori a questo punto il difensore giallorosso. Fatto il gol, il Como ha rischiato addirittura di raddoppiare subito (ma Celik se l’è cavata su Diao) e sul ribaltamento di fronte Angeliño ha pescato Dybala alle spalle della linea difensiva alta del Como, ma il suggerimento è risultato leggermente lungo.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco












