Tutta un’altra Roma questa che domina il Toro dopo averne subito il dinamismo in Coppa Italia e si riprende il quarto posto in solitaria, a un solo punto dal Napoli terzo, staccando la Juventus e riproponendosi con autorevolezza ai vertici del campionato italiano grazie soprattutto ad una rinnovata vitalità, figlia di una serie di caselle tornate al proprio posto: dal pacchetto difensivo riproposto con i titolari, dal rientro di Koné in mezzo al campo (sia pur in una versione non completamente convincente) e di Pellegrini sulla trequarti, ma soprattutto dall’arrivo di un attaccante vero, Donyell Malen, la punta tecnica e rapida che serviva a Gasperini per sfruttare appieno le potenzialità del suo gioco e per restituire Paulo Dybala al suo regno, quella posizione di trequartista sul centrodestra da cui l’argentino è tornato a dipingere straordinarie traiettorie, a regalare assist e a segnare reti. Sorride felice Gasperini a fine partita, è lui la “bestia bianca” di questa Roma vincente (sono quattordici le vittorie su ventuno partite), altro che Baroni bestia nera, altro che tabù Torino, altro che ragnatele tattiche. Lasciategli una squadra che corre e un attaccante che faccia gol, al resto pensa Gasp. Se Malen arriva e segna e se Dybala torna e dipinge, va registrato pure l’esordio in Serie A e nella Roma di Robinio Vaz, l’ultima creatura convocata a Trigoria: il 2007 è entrato proprio al posto dell’olandese nel quarto d’ora finale e per poco non è entrato anche lui nel tabellino dei marcatori.
A lasciare il segno, e a scatenare inevitabilmente tutti i titolisti di oggi, Donyell Malen ci ha messo 26 minuti, che poi sarebbero stati appena 23, a dire il vero, ma il primo dei due gol segnati nel primo tempo è stato annullato dal Var che ha scorto la rotula dell’olandese oltre la sagoma del gomito di Coco al momento dell’assist di Dybala, vanificando la prodezza successiva dell’attaccante che aveva scartato sulla destra il suo avversario e aveva pure anticipato Tameze per depositare in diagonale nell’angolo irraggiungibile per Paleari. Annullato il primo, Malen ha sfruttato al meglio il secondo assist dell’argentino, più bello di prima: un passaggio radente in diagonale dentro l’area, col controllo dell’ex Aston Villa da urlo (e da far urlare tutti quei tifosi che da tempo auspicavano tocchi così morbidi per stoppare un pallone) e il destro rapido e tagliente in anticipo sull’intervento alla disperata di Paleari, con la palla che scivola sotto il portiere e determina stavolta senza tema di smentita il meritatissimo vantaggio della Roma, arrivata a Torino a dominare gli avversari in barba a qualsiasi tabù e qualsiasi bestia nera.
Lo sapeva Gasp che sarebbe stata un’altra partita rispetto a quella di martedì di Coppa Italia, come diverse sono le figure in difesa di Mancini, Ndicka ed Hermoso (presto, purtroppo, sostituito da Ghilardi, per via di un’infiammazione che ha preoccupato molto il tecnico), di Koné con Cristante in mezzo al campo, di Wesley a sinistra (e Rensch a destra, che ha sostituito Celik che ha alzato bandiera bianca durante il riscaldamento), con Pellegrini (al rientro neanche un mese dopo l’ultima uscita) e Dybala a trequarti (e Soulé affaticato a riposare, almeno all’inizio, in vista dello Stoccarda) e davanti il maestoso Malen.
In totale 7 cambi, quasi tutti migliorativi. Baroni invece ne ha cambiato uno solo all’inizio (Ngonge al posto di Simeone), mettendosi a specchio con Paleari in porta, Tameze, Ismajli e Coco in difesa, Lazaro, Ilkhan, Gineitis e Aboukhlal in mezzo e Vlasic con Ngonge a supporto di Adams. Ma da subito si è vista la diversa attitudine dei romanisti, dominanti dal primo all’ultimo minuto del primo tempo. A calciare verso la porta la prima volta Malen ha impiegato esattamente 5 minuti, col tiro rimpallato e reso docile per Paleari, a far sanzionare il suo marcatore ce ne ha messi 9 (giallo a Ismajli), a ispirare la sua prima azione da regista 11 (con sviluppo a destra di Dybala per Rensch per Mancini e palla all’indietro per il tiro non preciso di Pellegrini), a spaventare seriamente Paleari 20 (gran botta sul primo palo respinta di piede), a confezionare il primo assist 22 (verticale di Dybala, controllo e assist di suola per il sinistro dell’argentino ad accarezzare l’incrocio dei pali), a segnare 23 (prima dell’intervento del Var), a segnare il suo primo gol regolare 26.
In vantaggio la Roma si è un po’ rilassata, ha abbassato un po’ il livello delle pressioni, perdendo qualcosina in personalità con l’uscita di Hermoso a vantaggio di Ghilardi (che comunque continua a crescere). Così intorno alla mezz’ora il Toro è uscito un po’ dalla cuccia in cui si era rintanato, ha trovato una punizione concessa per una stupidaggine di Rensch ma non l’ha sfruttata, poi Baroni ha dovuto procedere anche lui ad un cambio forzato (Pedersen per Aboukhlal), e poi Ngonge ha provato di sinistro la soluzione da fuori area, troppo centrale per impensierire Svilar. Prima del duplice fischio dell’attento Chiffi, è arrivata anche un’altra occasione per la Roma, con un’altra assistenza di Dybala con i giri giusti, stavolta per Cristante che di destro non è riuscito a tenere la palla bassa e così la conclusione – apparentemente facile dal limite – è andata oltre la traversa.
Al rientro dagli spogliatoi Baroni si è giocato la carta Casadei al posto dello spento Gineitis e l’ex ragazzino prodigio si è subito distinto per qualità di giocate e anche per l’elevazione sulla palle alte (un fattore anche in Coppa Italia), e tutto il Toro è sembrato più attivo. Al 3’ è arrivata per inerzia la prima vera occasione per i padroni di casa, con un dettato di Vlasic (sempre tra i più ispirati della sua squadra) sfruttato alla fine da Lazaro con un destro da dentro l’area che non ha fatto tremare Svilar. Al 5’ c’è voluta tutta la bravura di Ndicka per fermare in scivolata Ngonge lanciato a rete e al secondo campanello d’allarme Gasp ha reagito richiamando in campo Soulé al posto di Pellegrini, stanco.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











