Nella Roma che mette un piede negli ottavi di Europa League la copertina la prende Pisilli. Dimenticato, poco utilizzato e con le valigie pronte, ha cambiato il suo destino in una notte. Ma limitarsi a Niccolò, sarebbe un errore. Lui è la punta dell’iceberg, di un nuovo iceberg. Insieme al centrocampista infatti ci sono almeno un paio di volti nuovi che meritano altrettanto spazio e considerazione. Il primo è Ghilardi, il secondo è Rensch e udite, udite ce ne potrebbe essere anche un terzo – almeno ascoltando le parole di Gasperini dell’altra sera («Ha finalmente cambiato atteggiamento») – di nome Ferguson.
Gasp prima della partita contro lo Stoccarda ha tracciato la sua idea di progetto tecnico: «Vorrei creare un nucleo di 15/16 giocatori forti e su questa base far crescere altri giovani». Attualmente, al di là delle scadenze contrattuali (Dybala, Pellegrini, Celik) che già fanno discutere e lo faranno fino a giugno più la inevitabile (se sarà una) cessione in vista di giugno, ci siamo vicini: Svilar, Mancini, Ndicka, Hermoso, Celik, Wesley, Cristante, Koné, El Aynaoui, Pellegrini, Dybala, Soulé e Malen. Conti alla mano sono 13 elementi: all’appello mancano un terzino sinistro (che in rosa ci sarebbe pure, Angeliño, ma che suo malgrado non è utilizzabile) e il famoso esterno a sinistra di piede destro per il quale l’altra sera l’allenatore si è speso nuovamente pubblicamente («Se riuscissimo a fare uno sforzo in più in attacco non sarebbe male»). Il totale farebbe così 15. A questi vanno aggiunti i giovani: Pisilli, Rensch, Vaz, Ziolkowski, Ghilardi e Ferguson.
Ma quello che non va dimenticato è come l’altra sera, contro la quarta forza della Bundesliga, la Roma abbia schierato una formazione che aveva come età media 24,7 anni. Sei i giocatori Under 23 (Soulé, Rensch, Ziolkowski, Ghilardi, Pisilli e Ferguson) ai quali si è aggiunto a partita in corso Wesley (classe 2003). Per intenderci: il più vecchio al via era il 29enne Pellegrini. Una rivoluzione silenziosa che è appena iniziata e che continuerà. Gasp è uomo pratico e vuole vincere. Se non proprio subito al termine di un programma triennale. Ma gli step di metà percorso vanno raggiunti. Quest’anno, senza nascondersi, è la qualificazione alla Champions. Più giovane, più completa, più competitiva: sì, questa Roma piace sempre di più.
FONTE: Il Messaggero











