il calcio è un gioco semplice, direbbe Max. Chi ha un portiere miracoloso, un geniaccio a centrocampo – meglio se con un Pallone d’Oro in tasca – e sa sfruttare le palle gol a disposizione, alla fine, la vince. A meno che dall’altra parte del campo non ci sia una squadra di highlander, di gente volitiva e risoluta che, da tempo ormai, ha smesso di porgere l’altra guancia dopo aver preso uno schiaffo. Così il Milan non ha vinto e la Roma non ha perso. E anche se l’1-1 firmato De Winter e Pellegrini sta stretto a Gasp, che in un primo tempo di ferocia e agonismo ha guidato i suoi a un autentico assalto al Fort Maignan, tutto sommato il punticino certifica l’enorme salto di qualità tecnico e mentale dei giallorossi, per la prima volta usciti indenni dal confronto con una big. Ad Allegri il pari non dispiace: l’Inter scapperà via, certo, ma lo scudetto è un pensiero ardito che dalle parti di Milanello fanno soltanto per storia e blasone. Il Napoli s’è fermato, la Roma – (…) – resta a -4 e la distanza dal quinto posto è di 5 punti; (…).
Eppure alla Roma erano bastati cinque minuti di studio per comprendere che ogni tattica poteva saltare con po’ di sana follia. E che, (…), valeva la pena osare. Una volta preso coraggio, sotto una pioggia inglese e imponendo alla partita un ritmo da Premier League, i giallorossi si sono letteralmente mangiati gli avversari. Il pressing alto, gli inserimenti, gli anticipi dei difensori, le marcature strette, i contrasti duri e i capovolgimenti di fronte repentini sono stati da manuale del calcio gasperiniano. I movimenti di Malen hanno reso l’insieme degli strumenti un’orchestra, anche se il primo violino visto domenica scorsa a Torino – due tiri in porta, due gol, di cui uno annullato – ieri sera ha un po’ stonato, mangiandosi tre gol. La Roma ha concluso la prima frazione con 1,8 xG (…) contro gli 0,02 del Milan, con 11 tiri a 1, di cui 9-0 da dentro l’area e 5-0 indirizzati nello specchio.
Gasperini ha imbrigliato a lungo il Milan ideando un modo innovativo di marcare. Cristante, ad esempio, è partito a uomo su Modric e poi si è spostato su Ricci; Koné lo ha sostituito nella marcatura del croato dopo aver preso inizialmente in consegna Rabiot, il quale, a un certo punto, è finito nella morsa di N’Dicka. Per liberare Leao dall’assillo di Mancini, Allegri ha dovuto cambiare fascia al portoghese. Nella ripresa il Diavolo è riemerso dal torpore, ritrovando la sua proverbiale compattezza – (…) – e pure un certo brio offensivo. Il gol di De Winter non è stato solo un colpo di fortuna, anche se l’angolo da cui è generato lo ha regalato N’Dicka. Ben prima della rete del vantaggio, il Milan aveva già guadagnato metri e approfittato della stanchezza di un avversario che aveva abbassato i ritmi.
Ma la lezione di San Siro i romanisti l’hanno imparata. Il 2 novembre, alla Scala del Calcio, dominarono la prima mezz’ora sprecando cinque palle gol. Stavolta l’arrembaggio è durato un tempo, ma dopo aver subito l’1-0 non sono crollati e hanno avuto la forza di guadagnarsi il rigore del pari con la più classica delle azioni “da quinto a quinto”, da Wesley a Celik, approfittando del tocco di mano di Bartesaghi. Dal dischetto si è presentato Pellegrini, entrato da cinque minuti al posto di Dybala. Il gol a freddo ha avuto l’effetto di un incendio emotivo sui 63 mila dell’Olimpico. Ma la benzina era finita da un pezzo. (…).
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











