Una fotocopia. Con un risultato finale diverso. Questa è stata la sfida tra la Roma e il Milan. Dominio romanista nel primo tempo, vantaggio della squadra di Allegri alla prima occasione al quarto d’ora della ripresa, poi il rigore che a San Siro Dybala si era fatto parare da Maignan che, invece, all’Olimpico, nulla ha potuto sul destro di Pellegrini entrato da una manciata di minuti al posto proprio dell’argentino. Il risultato è che nella doppia sfida i rossoneri hanno incassato quattro punti, i discepoli del Gasp appena uno. E francamente, anche Allegri lo sa, è una divisione dei punti che non ci sta per quello che hanno fatto vedere le due squadre nei 180 minuti più recuperi di due sfide che sono state vere dal primo all’ultimo istante di gioco.
Che i primi 45 minuti si siano conclusi con il risultato iniziale, è stata l’ennesima dimostrazione di come il calcio sia stato inventato dal diavolo (e qui il Milan non c’entra niente). La Roma è stata dominante come piace al suo allenatore e ai suoi tifosi, mettendo in campo un’intensità di gioco spaventosa nonostante avesse giocato tre giorni prima in Europa, avendo un’idea verticale del pallone che hanno poche squadre al mondo, dimostrando una capacità di produrre azioni offensive che soltanto le turbe degli dei del calcio non hanno portato a violare la porta avversaria.
Tanta roba che, però, non ha portato ai tre punti che sarebbero stati i primi in una sfida contro una grande ma che, soprattutto, avrebbero dato un senso diverso a classifica, prospettive, entusiasmo. Sono queste le ragioni che, nonostante il pareggio, devono dare maggiore forza a una squadra che ci ha messo pochissimo a trasformarsi, da Ranieri al Gasp. Da qui i giallorossi devono ripartire per sognare sempre più in grande.
FONTE: La Repubblica











