Sfuma sul più bello il sogno di tornare a vincere un big match proprio sul campo dei Campioni d’Italia in carica, sfuma nel finale dopo essere andati due volte in vantaggio con l’immarcabile Malen (e siamo a cinque gol in cinque partite) ed essere stati due volte ripresi, l’ultima a otto minuti dalla fine, con in campo a quel punto la solita squadra giovanissima (davanti Robinio Vaz, 2007, Venturino, 2006, Soulé, 2003) e di fronte a un Napoli che dopo le difficoltà iniziali ha finito in crescendo con l’inserimento di altri giovani interessanti come Giovane (2003) e Alisson Santos (2002, autore del gol del pari).
Peccato perché nel primo tempo la Roma aveva giocato col piglio della grande ed era rimasta in vantaggio per 33 minuti e poi ci è tornata a venti minuti dalla fine nel secondo. Sorride ancora la classifica perché la Roma è tornata al quarto posto solitario un punto sopra la Juve (avversaria tra due settimane), il rammarico sta nei tre punti di distacco dal Napoli rimasti invariati. A far la differenza nel campionato delle due squadre, resta dunque la vittoria dell’andata all’Olimpico, dopo un’altra partita comunque equilibrata.
L’avvio della gara ieri è stato fulminante, con il primo gol realizzato dopo neanche sette giri di lancette, con il fenomeMalen nuovo centravanti della Roma, bravissimo ad attendere i tempi giusti di uno sviluppo verticale partito dal recupero profondo in scivolata di Ndicka, passato per i piedi di Celik, Pisilli, Mancini e Zaragozza, tutto dritto per dritto, fino all’assist dello spagnolo per il gol di prima sotto la traversa dell’olandese, i due nuovi acquisti a firmare il gol del vantaggio in casa dei Campioni d’Italia.
E la Roma è sembrata subito molto più quadrata e ben messa in campo del Napoli, con le sue marcature personalizzate senza timori di uno contro uno: perfetto Ndicka in un duello molto muscolare su Hojlund, bravo Mancini sullo sgusciante Vergara (e peccato per il condizionante giallo al 26’ del primo tempo dell’inflessibile Colombo), perfetto anche Ghilardi su Politano, a dispetto delle differenze strutturali. Conte se l’era giocata così, dovendo fare a meno alla fine anche di McTominay, ad allungare la fila in infermeria dove stavano seduti già Di Lorenzo, Anguissa, De Bruyne e Neres.
Niente male anche la lista di Gasperini: Hermoso, Koné, Ferguson, El Shaarawy, Dybala, Dovbyk oltre a Soulé che alla fine non se l’è sentita di giocare dall’inizio e così si è seduto solo in panchina per entrare nel secondo. Conte, che scemo non è, sa come si gioca contro la Roma, per cui ha spesso cercato le verticalizzazioni di prima con l’andamento irregolare di una costruzione su più piani, con tante corse in diagonale e la ricerca delle linee di passaggio non ancora occupate dai marcatori giallorossi. Ma non è quasi mai riuscito a trovare un varco per entrare nel cuore dell’area.
A far schermo a metà campo Gasp ha dato fiducia ancora a Pislli e Cristante (messi rispettivamente su Lobotka ed Elmas), sulle fasce sono scesi a destra Celik (davanti a Spinazzola) e a sinistra, su Gutierrez, Wesley (nonostante un contrattempo muscolare accusato durante il riscaldamento che aveva messo in preallarme Tsimikas), davanti con Pellegrini e Malen sul centrodestra è stato scelto Zaragoza, preferito a El Aynaoui, l’altra soluzione d’emergenza. In difesa Conte aveva invece spostato Beukema sul centrodestra, Rrahmani al centro e Buongiorno sul centrosinistra.
Ma è stata la Roma a trovarsi meglio, grazie al coraggio fornito alla squadra dalle preziose chiusure difensive in uno contro uno di chiunque si trovasse quella gatta da pelare della palla lunga in verticale, con l’avversario da contenere magari con 40 metri di campo alle spalle. Tolto l’unico approdo sicuro a Conte, la Roma ha preso campo e costruito la sua partita appoggiandosi a Malen, particolarmente illuminato nelle giocate, e ha lasciato al Napoli solo un corner, sugli sviluppi del quale Lobotka ha provato il tiro neutralizzato però da Svilar. Al 19’ la Roma ha costruito un’altra concreta occasione con una semplice palla lunga su Malen su cui Rrahmani era sembrato in anticipo, ma il satanasso orange gli ha portato via il pallone da sotto gli occhi e ha puntato la porta, poi sul raddoppio pure di Beukema ha effettuato l’ennesima sterzata per andare ancora alla conclusione di destro, di poco a lato.
Al 23’ Pellegrini ha recuperato un pallone sulla trequarti e l’ha immediatamente recapitato a casa Malen, che ha dribblato secco il suo marcatore prima di essere fermato dal solito raddoppio. Al 30’ Pisilli ha condotto dalla sua area un’azione verticale lunghissima ed è arrivato a calciare in porta, anche lui con poca precisione. E quando sembrava che l’intervallo avrebbe sancito la superiorità romanista, è arrivato improvviso l’immeritato pareggio del Napoli, al termine di una lunga manovra d’aggiramento, con la Roma un po’ troppo passiva, fino al controllo di Spinazzola sul centrosinistra, appena fuori area, e sul tiro è arrivata la sbadata deviazione di polpaccio di Pisilli ad ingannare Svilar e a siglare l’1-1.
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FONTE: Il Romanista











