Non è arte divinatoria, ma strategia. Non esiste improvvisazione a questi livelli, solo cura del dettaglio. Perché ogni giorno recuperato nel calcio è un giorno che vale oro, economicamente e tecnicamente. Negli ultimi anni la Roma ha rivisto gli investimenti nel settore medico-sanitario e in questo modo ha creato un gruppo di lavoro esperto e affiatato che, oltre alla prevenzione e alla preparazione fisica, si occupa con maniacale attenzione del recupero degli infortuni.
Nel meccanismo complesso che Claudio Ranieri ha iniziato ad affinare dal momento del suo arrivo, s’è inserito con tempismo e competenze lo staff guidato da Gasperini, da sempre specializzato nel creare plusvalore atletico all’interno delle squadre. Borelli e Boccolini gli uomini che hanno seguito l’allenatore da Bergamo (con il primo si conobbero addirittura ai tempi del Crotone), Spignoli l’altro preparatore che già lavorava a Trigoria. Collaborano con loro due figure che si dedicano specificamente al recupero degli infortunati, Bertolone e Catalano. Ortolina è il nuovo medico sociale che ha sostituito il dimissionario Coletta da novembre. Bernardo Petrucci è il responsabile sanitario. Il piano del gruppo di lavoro romanista è stato evidente fin dal ritiro: forgiare i calciatori fisicamente, con allenamenti duri e attività atletica incentrata sulla forza, per fare in modo anche le lesioni potessero guarire in anticipo. In alternativa, gli atleti vengono fermati prima che i danni possano peggiorare. Li chiamano stop conservativi e di solito evitano agli affaticamenti di trasformarsi in lesioni.
Questa filosofia ha reso ad esempio possibile che un calciatore con una storia clinica complessa come Dybala potesse impiegare 20 giorni per rientare da una lesione alla coscia sinistra (quella di settembre) e altri 25 da una ricaduta (a inizio novembre). Ci sono stati poi alcuni casi emblematici: Dovbyk, prima di fermarsi di nuovo, aveva impiegato 4 settimane per guarire da una lesione al tendine del retto femorale sinistro per la quale ne sarebbero servite 6. Il 28 novembre, gli esami strumentali ai quali erano stati sottoposti El Aynaoui e Koné avevano riportato rispettivamente un trauma distorsivo al ginocchio sinistro e uno alla caviglia destra: due giorni dopo sono scesi entrambi in campo contro il Napoli e questi sforzi non hanno causato guai peggiori.
Anche N’Dicka si è procurato una disorsione alla caviglia: era la metà di novembre, c’era la sosta di mezzo, ma al primo impegno dopo la pausa l’ivorniano è sceso in campo regolarmente, a Cremona. E che dire di Wesley: la contrattura al retto femorale sinistro lo ha tenuto fuori da Cagliari-Roma del 7 dicembre, la settimana successiva però il brasiliano era già in campo col Como.
Le pubalgie di Hermoso e Soulé hanno richiesto terapie specifiche e gestioni oculate delle energie. L’argentino non si è mai fermato (34 partite su 34) e ha tremato solo il 29 dicembre, quando si è procurato una contusione al ginocchio che però non gli ha impedito di esserci il 3 gennaio a Bergamo. A frenare lo spagnolo sono invece state altre problematiche muscolari. L’ultima, prima della contusione al collo del piede di questi giorni, ha avuto un recupero quasi prodigioso: il 18 gennaio si è procurato una lesione di secondo grado all’ileopsas, il 2 febbraio giocava a Udine. Notevole nelle tempistiche anche il rientro di Pellegrini, che il giorno di Santo Stefano si è fermato per una lesione di secondo grado al bicipite femorale sinistro e anziché 40 giorni ne ha impiegati 23 per rimettersi in sesto. Celik il 18 gennaio ha sofferto per un doloroso affaticamento al flessore, il 22 sfidava lo Stoccarda. Anche Mancini si è fermato una volta, anche se non se ne è accorto nessuno: la prognosi fatta a caldo nella notte del match coi tedeschi – trauma contusivo al bicipite femorale – è stata spazzata via dall’impiego da titolare, tre giorni dopo, contro il Milan.
La contusione al ginocchio sinistro di Rensch del 25, con rientro il 29 ad Atene col Panathinaikos, è un’altra vicenda conclusa in fretta. Come quella di Vaz: lesione al soleo di venerdì (il 6 febbraio), allenamento in gruppo di mercoledì (11). L’ultimo esempio di recupero record reso possibile dalla forma atletica riguarda Koné, fuori dal 26 gennaio al 15 febbraio per una lesione di secondo grado alla coscia destra. Di solito, per infortuni come il suo, serve più di un mese. Le caviglie martoriate di Ferguson (quattro distorsioni, tre alla stessa) e i tre infortuni biblici di Bailey sono due casi in controtendenza, due clamorose eccezioni alla regola.
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota










