Approcciarsi a Dybala e fare dei discorsi del tipo, ora o mai più, fa sorridere. Parliamo dopo tutto di un ragazzo di 32 anni, un signore che ha vinto in carriera un mondiale, 5 scudetti, 4 coppe Italia, 3 Supercoppe, rincorre quota 200 gol in carriera nei club (è a 198) e ancora oggi, quando il fisico lo supporta, è (almeno) sul podio dei calciatori più forti del nostro campionato. Il problema è che c’è sempre qualcosa che non va. Senza perdersi in giri di parole, l’avventura con la Roma è al crepuscolo: ad oggi non ci sono stati contatti per il rinnovo e anche i più affezionati a Paulo, se ne stanno facendo una ragione. Tra questi c’è Gasp che in tempi non sospetti ha preso posizione: “Quando sta bene gioca, nessuno ha la sua qualità”. Il problema appunto è il “quando”. Paulo è tornato in gruppo la scorsa settimana. E a Genova, nonostante ieri gli sia stato concesso un permesso per la nascita della figlia, deve battere un colpo. Perché nella vita ci si può lasciare in mille maniere. Stava accadendo nel modo più traumatico un paio di anni fa. In soldoni: dentro Soulé, via Dybala, tanto da giustificare la panchina della Joya di Cagliari come “scelta tecnica”.
Erano i giorni del tira e molla con l’Arabia Saudita, ma alla fine Dybala disse no all’Al-Qadsiah, tempo due settimane e Daniele pagò il ko di Genova. Così chi doveva restare per un triennio andò via e chi doveva partire invece è rimasto. Quasi due anni dopo siamo tornati allo stesso punto. Stavolta l’addio sarà meno traumatico. Ma al di là del futuro, che presumibilmente oscillerà tra Argentina e Usa (Mls), c’è un presente da onorare. Quello che invece può regalare l’argentino alla Roma si conosce. Quello che può fare con Malen, anche. Il trittico di trasferte che attende i giallorossi (Genova, Bologna e Como) necessità che un campione come Paulo dia finalmente il suo contributo. Malen non può giocare sempre e soprattutto non può essere sempre lui a risolvere le partite. Aspettando il ritorno di Soulé (ma il rischio di rivederlo tra Bologna e Como è alto), salutato chissà per quanto tempo Ferguson (avanza la possibilità di intervento alla caviglia) e dovendo aspettare fine aprile per rivedere Dovbyk, non resta che Paulo
FONTE: Il Messaggero











