C’è una crepa nel muro. La difesa romanista non contiene più le infiltrazioni, che ormai hanno annacquato le certezze di Gasperini: lì dietro qualcosa non funziona più. Le due reti incassate a Marassi contro il Genoa – vano il momentaneo pareggio, firmato Ndicka – certifica l’involuzione di un reparto che nell’ultimo mese ha mostrato limiti evidenti: sette gol subiti, complici gli errori durante i big match con il Napoli e la Juventus. Un bilancio pesante, che rallenta la corsa verso la Champions League: ora la Roma è quinta, dietro al Como, prossimo rivale (domenica ore 18) della squadra di Gasperini.
La sua difesa ha giocato con l’emicrania, tra le sbandate di Mancini e quelle di Celik. Senza dimenticare l’appannamento di Ndicka. Se davanti l’ivoriano ha messo la maschera del centravanti (terzo gol consecutivo), dietro ha letto male l’azione del raddoppio. Frenano anche gli esterni: Rensch, ma soprattutto Tsimikas, che ha sbagliato quasi tutte le scelte, mancando un assist facile per Malen, isolato e dimenticato.
Così esulta De Rossi, che travolge il suo passato: «Non voglio dire che mi dispiace. Non devo giustificarmi, sarei un ipocrita», spiega l’ex capitano e allenatore della Roma. Che però non può archiviare i sentimenti: «Questo sarà il mio destino fino a quando non tornerò a Trigoria. È uno dei miei obiettivi e in quel momento tornerò a sperare che la Roma vinca tutte le 38 partite». Il suo Genoa ha sgambettato la corsa di Gasperini, che se la prende con l’arbitro, soprattutto per il mancato intervento del Var sul tocco di mano di Malinovskyi: «Un episodio chiarissimo. Se il varista non ha certezze su questo, faccia un altro mestiere. A pallavolo una mossa del genere si chiama muro».
E la situazione rischia di peggiorare: Ndicka salterà il Como per squalifica, Hermoso è ancora fuori dai giochi. Ora che il calendario s’infittisce – giovedì l’andata degli ottavi di Europa League contro il Bologna – la Roma deve ritrovare la bussola del suo reparto migliore.
FONTE: La Repubblica











