La partita di questa sera, somiglia molto ad uno spartiacque stagionale. Ma guai a dirlo a Gasperini. Che si smarca dalla definizione, dribblandola con una smorfia. L’intento è chiaro. Con una squadra in difficoltà atletica e mentale (…) il tecnico prova a non caricare troppo la partita. È difficile, perché in città si respira l’atmosfera delle grandi occasioni (si prefigura uno stadio imbandierato come solo nelle notti europee capita di vedere) e gli ultimi ko con Genoa e Como hanno regalato la convinzione a molti che la Champions sia più semplice da conquistare attraverso la coppa piuttosto che in campionato: «È una gara da dentro o fuori, sappiamo che ti dà la possibilità di giocarne almeno altre due. Spartiacque però come termine non mi piace, anche se rende l’importanza della gara».
Un giro di parole volto a regalare un pizzico di serenità (…) ad un gruppo che inizia a sentire la pressione. La Roma in campionato è scivolata al sesto posto in classifica, ha vinto soltanto due delle ultime dieci gare giocate, ha una difesa che dopo esser stata il fiore all’occhiello fino a dicembre ha subito la bellezza di dieci reti negli ultimi sei match disputati. Ce n’è abbastanza per essere preoccupati, anche se il Bologna – nonostante il successo a Reggio Emilia – non è che se la passi meglio. Gasp però alza il muro a difesa del gruppo.
Quello che piace di questo signore, a livello di comunicazione, è la schiettezza. Così come quando gli chiedono degli infortunati. Altri avrebbero iniziato una lista volta a mettere le mani avanti, alla ricerca dell’alibi di turno. Lui no. Anzi, elencando gli indisponibili ne dimentica anche un paio (…) a dimostrazione come non confidi più nel ritorno dei due centravanti: «Ora abbiamo fuori solo Soulé e Dybala», glissa. Oppure quando lo danno favorito in una sfida che riparte dall’1-1 di una settimana fa al Dall’Ara: «L’ambizione è uguale per entrambe le squadre. In campionato il Bologna è indietro ma si è ripreso bene. L’anno scorso faceva la Champions e poi tra le due squadre non c’è tutta questa differenza e lo dimostrano le partite giocate». Una riflessione che non passa inosservata. A più di qualcuno saranno fischiate le orecchie. Anche se, per una sera, la polemica, seppur velata, può attendere. Passare il turno, infatti, è la cosa che conta di più.
FONTE: Il Messaggero











