Il portiere della Roma Femminile, Rachele Baldi, ha rilasciato un’intervista dove ha parlato della sua stagione e del motivo per cui è tornata a vestire la maglia giallorossa:
Come sta andando questa stagione? “Sono venuta a Roma perché sapevo già che sarebbe stata una città dove mi sarei trovata bene. Ero già stata qui quattro anni fa e sinceramente la sto vivendo serenamente. Le esperienze passate mi hanno cambiata molto, sia come persona che come calciatrice, e quindi sono venuta per portare la mia esperienza. Sono stata fortunata, perché ho trovato un bel clima, un’atmosfera positiva, una squadra che, pur essendo giovane, ha molta voglia di lavorare. C’è anche quella leggerezza di cui sinceramente sentivo di avere bisogno. Come ho detto, è una squadra giovane e nuova, abbiamo cambiato molte cose, anche l’allenatore, e stiamo facendo un percorso. Attualmente siamo in una posizione di classifica forse inaspettata, ma mancano ancora tante partite e tanti punti da conquistare. Noi ci concentriamo sul lavoro e cerchiamo di fare il maggior numero di punti possibile”.
L’ambiente ha giocato un ruolo importante nella tua scelta? “Assolutamente, avevo il ricordo del tifo speciale che c’è a Roma e, anche quando indossavo la maglia da avversaria, sono sempre stata accolta con grande calore ed entusiasmo. I tifosi sono sempre stati molto affettuosi nei miei confronti e questo ricordo me lo portavo dentro. Sono stata felice di tornare e ritrovare questo grande tifo. Sappiamo che il tifo è il nostro dodicesimo uomo in campo, ci dà quel supporto e quella motivazione in più. Ora, con le partite che ci aspettano, che sono comunque complicate e difficili, mi auguro che ci sia ancora grande supporto da parte loro, perché davvero è un’arma in più per noi”.
Sul ruolo del portiere… “Penso che a tutti i portieri sia capitato di commettere un errore, perché, come hai detto, è evidente. La serenità, alla fine, è fondamentale, soprattutto considerando che il ruolo richiede una forza mentale che va oltre l’errore stesso. Penso che si costruisca proprio sbagliando; personalmente, in allenamento, cerco l’errore perché così impari a convivere con quella sensazione e a pensare subito alla palla dopo l’errore. Questa, secondo me, è una consapevolezza che ogni portiere deve acquisire. Certo, ci vuole tanto lavoro e bisogna continuare a lavorarci”.
Su come riprendersi dagli errori… “Io ho sbagliato, ho sbagliato tanto, però cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Vuoi credere che quegli errori mi hanno fatto crescere e mi hanno dato l’esperienza che ho oggi? Alla fine, tutto dipende dalle scelte che fai, e grazie a quegli errori ho imparato a prendere anche le decisioni giuste. Mi piace citare Benigni, che diceva che bisogna fare le cose difficili, e ha ragione. Se già dall’allenamento inizio a fare le cose difficili e a rischiare, allora inizio a convivere con quella sensazione, e anche se faccio un errore, bisogna sempre partire dal presupposto che tutti fanno errori e nessuno è perfetto”.
Sul gioco con i piedi… “Io vengo da un calcio in cui il portiere non giocava tanto con i piedi, quindi per me è stato un grande cambiamento. C’è stato tanto lavoro dietro per stare al passo e alzare continuamente l’asticella. Penso che il ruolo sia evoluto tanto, e questo espone ancora di più il portiere all’errore, ma bisogna sicuramente lavorare ogni giorno, fare esperienza e, soprattutto, sbagliare per imparare. Era già un ruolo pieno di responsabilità, adesso lo è ancora di più. Però continuo ad amare il portiere che è abile tra i pali, soprattutto nel calcio moderno, dove il portiere difende molto anche lo spazio verticale. Diciamo che è una cosa che mi piace anche perché ti coinvolge di più nel gioco. Essere continuamente attivi durante la partita è una cosa che mi stimola. Poi, ovviamente, bisogna saper capire quando prendersi dei rischi e quando invece non è il momento di rischiare”.
FONTE: Radio TV Serie A











