Chissà chi dei due avrà bevuto dal calice amaro dopo giorni di rimorsi e mugugni. Uno dei tanti pranzi di Trigoria, fissato obbligatoriamente prima dell’allenamento di ieri, ha finito per catturare l’attenzione dell’ambiente romanista perché due dei commensali erano Ranieri e Gasperini, seduti a poche seggiole di distanza l’uno dall’altro dopo il botta e risposta scoppiettante di giovedì e venerdì. Non è dato sapere chi avrà passato il sale a chi, o se pur di non chiedere favori all’altro qualcuno avrà mangiato sciapido, ma di sicuro in seguito allo sfogo di Sir Claudio (…) non c’è stato alcun confronto.
L’allenatore, ferito dalle parole del senior advisor, lo ha strategicamente ignorato. Il dirigente, fermo sulle sue posizioni, da sempre convinto che queste rappresentino pure la visione della proprietà su capisaldi come il mercato, la condivisione d’intenti nelle scelte e il rispetto dei ruoli, non ha fatto a sua volta mosse concilianti che potessero favorire un chiarimento. La grande freddezza prosegue ed è alimentata dal silenzio di Dan Friedkin, ancora in America pure se qualcuno deve avergli suggerito di salire il prima possibile sul proprio aereo e fare un salto a Roma per vedere coi propri occhi come stanno davvero le cose.
La verità è che Dan è spiazzato dallo strappo di venerdì come la maggior parte dei tifosi della Roma. Stima profondamente Ranieri, sia umanamente sia professionalmente, tanto da affidargli la supervisione delle dinamiche interne all’area dirigenziale proprio come farebbe un imprenditore col suo consulente più fidato. Lui e suo figlio Ryan, scherzando con affetto, l’hanno soprannominato “Santa Claus” per la capacità di Ranieri di portare serenità e pace nell’ambiente. Ecco perché, pur conoscendo i suoi ragionamenti su Gasperini (…), non credevano si potesse alzare così tanto il livello della tensione. D’altra parte, la proprietà resta convinta della bontà del lavoro dell’allenatore. A Gasp hanno affidato un progetto che dovrà essere almeno triennale e che punta alla valorizzazione dei giovani senza dimenticare l’ambizione di vincere un trofeo, (…).
Dopo la cappotta di San Siro nella serata di Pasqua, non a caso, il presidente ha espresso totale fiducia nei confronti dell’allenatore, sussurrando l’ipotesi di una rivoluzione a giugno che si concentrerà soprattutto sul gruppo senza toccare lo staff tecnico. C’è tanta stima per l’uomo di campo, oltre che la necessità di salvare questo progetto per non incorrere nel rischio di un’altra contestazione di piazza dopo gli addii di Mourinho e De Rossi. È forse a causa del rispetto che nutre per i due contendenti che Dan, fin qui, ha evitato di esporsi in merito alla diatriba. Ma il silenzio, stavolta, non curerà le ferite perché la frattura resta profonda e richiede una soluzione decisa ora o alla fine della stagione. Tra sei partite la società tirerà le fila e farà delle valutazioni, anche sull’operato della direzione sportiva. Quel che sembra certo è che questo gruppo di lavoro – (…) – insieme non potrà proseguire. La freddezza, prima o poi, diventerà distanza.
FONTE: Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi / G. Marota











