Mancini ha giocato da diffidato le ultime nove partite di campionato e adesso si scalda per aiutare la Roma al Tardini, nonostante il rischio cartellino giallo, che gli costerebbe lo stop nel derby. Gasperini non ha nessuna intenzione di fare a meno di un perno della difesa. La filosofia di Gasperini è chiara: se un giocatore titolare sta bene fisicamente e mentalmente, non va in panchina. A prescindere dalla squalifica che aleggia sulla sua testa e dalle possibili ripercussioni sul futuro più immediato. Il precedente non lascia spazi a dubbi: prima della sfida contro la Juventus, Hermoso fu schierato nell’undici di partenza nonostante fosse diffidato. Mancini è cresciuto moltissimo anche sotto questo aspetto caratteriale. Meno alzate di testa, meno proteste con gli arbitri, meno falli plateali e inutili. A 30 anni già compiuti, questa maggiore maturità è la logica conseguenza di un percorso per un difensore che in passato è stato spesso etichettato come troppo sanguigno e impulsivo.
Mancini giocherà nella difesa a tre, si sistemerà lì a protezione di Svilar e svolgerà il solito lavoro di braccetto: aggressivo in pressing, ordinato in impostazione e pronto a spingere quando si presenterà l’occasione. Gianluca – che di recente è diventato il centrale con più gol nella storia della Roma staccando Aldair (21 centri) – sogna un altro gol dopo quello realizzato contro la Fiorentina per presentarsi al derby con il petto in fuori, da vero leader della retroguardia. Per Gasperini, dall’altra parte, non esistono mezze misure: la partita del Tardini per lui va affrontata a viso aperto, come una finale. E Mancini sarà al suo posto, pronto a dare il massimo come ha fatto in queste ultime nove uscite da diffidato. Tutto il resto, derby compreso, si vedrà dopo il triplice fischio.
FONTE: Il Corriere dello Sport











