La vittoria non poteva che arrivare al minuto 101, dopo una carica sospinta dai nervi e dal cuore più che dalla testa. Nervi che erano saltati a inizio ripresa, quando la Roma ha smesso di essere presente a se stessa e stava per regalare al Parma un successo (per niente) annunciato, visto il vantaggio (con Malen) ottenuto nel primo tempo, giocato a buonissimi livelli, per ritmo e qualità dei singoli. Ma poi c’è il fato, c’è la follia, ci sono le due reti del Parma, di Strefezza e di Keita che cadono nella testa della Roma come pietre, c’è l’arbitro Chiffi che fa confusione (e per fortuna c’è il Var a riparare), e infine c’è Malen che segna il 2-3 su rigore dopo aver fallito un paio di occasioni grosse così, facendo fare un figurone a Suzuki. Gol, errori, quanta fatica per restare a galla. Gasp se la ride, ma ha rischiato di tornare a casa senza punti e con un sogno (Champions) infranto, mentre ora tutto è meravigliosamente riacceso: al rigore di Malen si è pure girato verso la tribuna, il batticuore era salito pure a lui.
Si è ritrovato in Conference e qualche minuto dopo di nuovo a sognare la Champions, anche grazia alla vittoria dell’Atalanta sul Milan, agganciato al quarto posto (ma va superato per gli scontri diretti a sfavore). La Roma è ancora li, dopo una partita pazza e grazie a un controribaltone che ricorderemo a lungo: del resto il Tardini di Parma è uno stadio che ha scritto pezzetti di storia della Roma, con decisivi punti di svolta, sia in positivo, come il giorno dei gol di Batistuta l’anno dello scudetto, sia in negativo, cioè per l’abbandono improvviso della facoltosa e fantomatica cordata russa – che in quei giorni avrebbe dovuto subentrare al posto di Sensi- proprio in Emilia, nel giorno in cui la Roma di Capello disintegrava la squadra di Prandelli in un pomeriggi nevoso del febbraio 2004. Stavolta il risultato, con il Parma, ormai salvo e spensierato, interessava solo alla Roma e se l’è portato a casa con molti patemi.
Chiffi ha cominciato penalizzando i giallorossi, negando un calcio di rigore (fallo su Mancini) e poi agevolando la risalita giallorossa, prima annullando la rete di Pellegrino sull’1-1 (fuorigioco di Troilo) e poi concedendo – via Var – un rigore nel finale elettrico (fallo di Britschgi su Rensch), dopo che lo stesso olandese aveva portato la Roma sul 2-2 (Cuesta lamenta un fallo di mano di Mancini). Chiffi, insomma, in un verso o nell’altro è stato decisivo, ma la Roma la vittoria se l’è guadagnata con la forza e il coraggio di Malen, lui sì il migliore e con la determinazione dei panchinari, su tutti Rensch e Ghilardi.
Gasp non pensava di dover faticare così, voleva chiudere il discorso nel primo tempo. A sorpresa, infatti, ripropone Dybala titolare, che con Malen aveva giocato solo col Toro e col Milan: rinuncia inizialmente alla corsa di Pisilli perché sa che, contro una squadra che gioca più all’indietro che in avanti, meglio avere negli ultimi venti metri chi, la palla, la sa trattare con amore.
Paulo si aggiunge a Soulè, che è in crescita costante e lo dimostra pure qui al Tardini, dove lo scorso anno ha segnato una punizione da urlo e stavolta si mangia un gol enorme. Ed ecco che la Roma domina palla e campo, e proprio da un’azione a tre tocchi – e ad alta velocità – arriva la rete dell’uno a zero. Serve un recupero palla volante, in questo caso di Koné: scarico sull’argentino senior, imbucata per Malen che vince il duello con Suzuki, ed ecco che la rete si gonfia dopo appena ventidue minuti (dodicesima su sedici gare di campionato). Donyell, per la verità, già ci aveva messo il solito zampino qualche minuto prima, ma Chiffi lo ha stoppato per un fuorigioco millimetrico.
La Roma sta bene e si vede, è libera di testa ed è leggera anche nelle gambe, corre, pressa, è un mix di agonismo e tecnica nello stretto. Bella da vedere e fa parecchio male al Parma, che ui per distrarlo. Ha fatto il palo e poi ha dato la palla a Donyell». Tanti sorrisi nel finale, ma il volto di Paulo era più triste del solito. Il futuro è ancora un rebus, il 30 giugno si avvicina e le parole di ieri sembrano d’addio: «Vorrei sapere anche io qualcosa sul mio futuro. A oggi il contratto dice che probabilmente il derby sarà l’ultima partita davanti ai tifosi della Roma. Non ho preso nessuna decisione, ma è quello che dice il contratto. La mia idea è mia e la tengo per me, vedremo alla fine che cosa succederà». Contatti non ce ne sono stati e il ‘no’ con la testa alla domanda se qualcuno si è fatto sentire lo certificano.
La volontà di Paulo è di rimanere (non ha ancora preso in considerazione la proposta del Boca Juniors) e anche Gasperini lo terrebbe volentieri: «Ha detto che va via? Ah, ‘da contratto’… magari, chi lo sa. C’è ancora una settimana prima di arrivare al derby. Dybala è stato bravissimo, rientrava dopo tanto tempo e ci ha dato sicuramente qualità. Peccato non averlo avuto per così tanto tempo in questa stagione». Tutto rimandato a fine anno per parlare dei rinnovi, discorso che vale per tutti.
FONTE: Il Messaggero – A. Angeloni











