Quando la Roma ha deciso di puntare su Matías Soulé, l’obiettivo era chiaro: investire su uno dei talenti più promettenti del calcio argentino e costruire un giocatore capace di raccogliere, almeno in parte, l’eredità tecnica lasciata negli ultimi anni da figure come Paulo Dybala. La stagione 2025/2026 può essere considerata il primo vero anno di consolidamento del fantasista argentino in maglia giallorossa. Non è stata una stagione perfetta, né quella dell’esplosione definitiva che alcuni immaginavano dopo le sue ottime prestazioni al Frosinone e i primi segnali mostrati nella capitale. È stata però l’annata in cui Soulé ha iniziato a trasformarsi da promessa a elemento strutturale della Roma.
Un contesto completamente diverso La stagione si è sviluppata in un momento di forte cambiamento per il club. Dopo il ritorno in panchina di Gian Piero Gasperini, la Roma ha intrapreso un percorso tattico nuovo, basato su intensità, aggressività e occupazione dinamica degli spazi. Molti osservatori hanno individuato proprio in Soulé uno dei giocatori maggiormente adatti a beneficiare delle idee del tecnico piemontese. La sua capacità di partire da destra per accentrarsi, creare superiorità numerica e rifinire l’azione rappresentava infatti una caratteristica ideale per un sistema offensivo più verticale rispetto al passato.
I numeri della stagione
Sul piano statistico, Soulé ha chiuso la stagione con numeri interessanti ma non ancora da fuoriclasse affermato. In Serie A ha collezionato 33 presenze, realizzando 6 gol e 5 assist, per un totale di 11 partecipazioni dirette a reti giallorosse. Considerando tutte le competizioni, il bilancio sale a:
- 42 presenze
- 7 gol
- 8 assist
- quasi 2.778 minuti giocati (2162′ in Serie A, 558′ in Europa League e 58′ in Coppa Italia)
Anche in Europa League ha lasciato il segno con 1 gol e 3 assist in 8 partite, dimostrando di poter incidere anche in contesti internazionali. Numeri che non impressionano come quelli delle grandi stelle del campionato, ma che assumono un significato diverso se letti alla luce della sua età e del ruolo ricoperto.
La crescita tecnica L’aspetto più interessante della stagione non è stato il dato realizzativo, bensì l’evoluzione del suo gioco. Soulé ha mostrato miglioramenti evidenti in tre aree:
1. Continuità Nelle stagioni precedenti alternava prestazioni brillanti a gare anonime. Nel 2025/2026 è riuscito a mantenere uno standard medio più elevato, diventando un riferimento costante nella costruzione offensiva.
2. Responsabilità creativa Con i problemi fisici che hanno limitato a più riprese Dybala, Soulé si è spesso trovato a dover assumere il ruolo di principale creatore di gioco negli ultimi trenta metri. Questa responsabilità ha accelerato il suo processo di maturazione.
3. Adattabilità tattica Uno dei punti di forza emersi durante l’anno è stata la capacità di interpretare posizioni differenti: ala destra, trequartista, seconda punta e persino esterno più largo in fase di non possesso. Questa versatilità è particolarmente apprezzata da allenatori come Gasperini.
I limiti ancora presenti Nonostante i progressi, la stagione ha evidenziato anche alcuni aspetti su cui il giocatore deve ancora lavorare.
Incisività contro le grandi squadre Alcune analisi e discussioni tra tifosi hanno sottolineato come Soulé abbia faticato maggiormente nelle partite di altissimo livello, quando le difese avversarie preparavano marcature specifiche per limitarne il sinistro e le ricezioni tra le linee.
Finalizzazione I suoi dati di expected goals suggeriscono che avrebbe potuto realizzare qualche rete in più. Il talento tecnico è fuori discussione, ma per diventare un attaccante da doppia cifra stabile servirà una maggiore freddezza sotto porta.
Fisicità Contro avversari particolarmente aggressivi soffre ancora in alcune situazioni di duello. È un aspetto fisiologico per un giocatore di 23 anni, ma che può determinarne il salto di qualità definitivo.
Il ruolo nella rinascita della Roma La Roma ha concluso il campionato al terzo posto, ottenendo il ritorno in Champions League dopo anni di assenza. Un risultato accolto con enorme entusiasmo dall’ambiente giallorosso. Sarebbe esagerato attribuire a Soulé il ruolo di leader assoluto della squadra, ma è corretto affermare che sia stato uno dei simboli della nuova generazione romanista. La sua crescita è andata di pari passo con quella del club. Mentre la Roma ritrovava competitività ai vertici della Serie A, l’argentino consolidava il proprio status da titolare. Non a caso, a gennaio alcuni dati statistici lo collocavano tra i giovani più produttivi d’Europa nati dal 2003 in avanti, in compagnia di profili di livello mondiale come Lamine Yamal.
Prospettive per il futuro La sensazione è che il 2025/2026 rappresenti soprattutto una base di partenza. Soulé non è ancora diventato il trascinatore assoluto della Roma, ma ha dimostrato di possedere le qualità per arrivarci. Le sue statistiche offensive sono buone, il contributo creativo è cresciuto e il sistema di Gasperini sembra valorizzarne le caratteristiche. La stagione 2026/2027, con il ritorno della Champions League e una squadra costruita maggiormente attorno alle idee del tecnico, potrebbe essere quella della definitiva consacrazione.
Conclusione La stagione 2025/2026 di Matías Soulé va letta come l’anno della maturazione. Non quello dell’esplosione definitiva, ma quello in cui il talento argentino ha smesso di essere soltanto una promessa. Tra gol, assist, responsabilità crescenti e una Roma tornata ai vertici del calcio italiano, Soulé ha compiuto un passo importante verso lo status di protagonista. A 23 anni, il margine di crescita resta enorme. Se continuerà su questa traiettoria, la Roma potrebbe aver trovato uno dei volti principali del proprio futuro.
FONTE: Redazione Tuttoasroma – Roberto Molinari











