Il silenzio nel centro sportivo di Hensol, ad una ventina di chilometri da Cardiff, la fa da padrone, rotto soltanto da qualche urla della nazionale femminile gallese di rugby che si allena nel campo attiguo. Così quando Dybala e compagni escono dalla palestra, si girano di colpo, sorpresi dalla presenza di fotografi e giornalisti appostati sulla terrazza rialzata che si affaccia sul manto erboso più vicino all’hotel. Gli argentini (Castro, Paulo e Soulé) fanno gruppo a parte, Wesley scherza con Malen, Cristante parlotta con Mancini, Gasperini saluta i presenti, circondato dal vice Gritti e dagli altri componenti dello staff tecnico. Assenti Pisilli e Bah (oggi è prevista la risonanza magnetica al ginocchio: si spera di scongiurare l’operazione al crociato), c’è invece l’ultimo arrivato Koulierakīs che per l’altezza difficilmente passa inosservato.
È l’allenamento post-gara, quello del giorno dopo l’1-4 contro il Cardiff, dove la consueta parte atletica viene bypassata da un semplice risveglio muscolare. Poi, subito spazio al protagonista, il pallone. Si parte col consueto torello dove Wesley si fa subito da parte. Toccato duro sabato, riceve l’ok dell’allenatore per tornare a lavorare in palestra, dopo un passaggio in infermeria. Uscendo dal campo, zoppica leggermente per una distorsione alla caviglia destra. Gli altri, divisi in due squadre, sono invece impegnati in un’esercitazione di possesso palla su un campo ridotto con i giocatori in attesa di subentrare, impegnati nel ruolo di sponde esterne.
Tempo un quarto d’ora e anche El Aynaoui lascia la seduta per proseguire nel lavoro differenziato post-Mondiale. Neil avverte un fastidio al ginocchio sinistro e si confronta con il preparatore atletico che lo invita a non forzare nella sessione di corsa. Prima nascosto da sguardi indiscreti e poi in campo a fine seduta per una chiacchierata con Gasperini c’è anche il nuovo Ceo Galantic. Uomo che sembra essere provvisto di grande empatia, sempre sorridente, elegante nei modi, sta evitando in questi primi giorni di nomina la sovraesposizione mediatica, preferendo un ingresso soft nel mondo Roma. Ha riscosso sicuramente simpatia tra i calciatori e i dipendenti, anche per il suo modo di fare.
FONTE: Il Messaggero











